Tradate Iron Fest: Live Report (2 Giugno)

GUNFIRE

Si comincia! Dopo una buona mezz’ora di ritardo sui tempi previsti i Gunfire colpiscono la ancora sparuta audience presente con un power-epico di stampo americano ammirevole per impatto. La potenza delle linee vocali, la precisione della base ritmica, riff aggressivi ed immortali… tutto suona esattamente come il pubblico amante di tali sonorità si aspetta di ascoltare (anche se serpeggia un po’ di comprensibile emozione da parte del singer Roberto Borrelli). Ed infatti i nostri portano giustamente a casa applausi e urla di approvazione. L’alternanza di brani veloci e rocciosi mid-tempo (con qualche rimando ai Candlemass) ci consegna un’esibizione variegata e di grande presa.

Dal pugno di brani eseguiti emergono soprattutto ‘Deceiver’, pezzo dalle tinte Priest, ‘Gunfire’ e la conclusiva ‘Thunder Of War’, brano il cui coro viene cantato anche dalle prime decine di metaller che si assiepano sotto il palco.

Dopo il loro ritorno sulle scene (la band esordiva negli anni ’80 con un miniLP del 1984) con l’album ‘Thunder Of War’ questa esibizione è il primo risultano di notevole spessore che i nostri riescono a ottenere meritatamente in un festival italiano.

Bravi davvero.

RAISING FEAR

Partenza al fulmicotone per i Raising Fear con la song ‘Gilgamesh’, potente power metal che coinvolge subito gli astanti. Altrettanto riuscita è l’esecuzione della “tedesca” ‘Merlin’, buon power ruvido e violento.

Il momento migliore dello show della band veneta/milanese si ha poi con i due brani ‘Fenrir’ (grazie al riuscito tormentone del coro “Asgard unite”) e ‘Thorr’, che vantano due ottimi ritornelli che riescono a far presa sul pubblico aumentato di qualche unità (ma sempre pochi) rispetto allo show precedente.

I nostri si dimostrano decisamente a loro agio sul palco con Rob, alla voce, in gran spolvero e i due chitarristi, Yorick e Alberto, che dopo qualche problema iniziale inanellano buone prestazioni.

Gran finale con l’esecuzione della cover ‘Angelwitch’ dell’omonimo gruppo inglese, che riesce a ipnotizzare i tanti tradizionalisti presenti sotto il palco.

WOTAN

Grande prestazione per gli epicissimi Wotan, che propongono una spettacolo che difficilmente potrà essere eguagliato da che lì seguirà. Dopo l’intro, ossia un estratto dalla colonna sonora di ‘Conan Il Distruttore’, che crea la giusta atmosfera, i nostri si lanciano nella cavalcata di ‘Ride Of The Templars’. Il pubblico, già caldo e più folto rispetto alle platee dei due precedenti show, tributa al gruppo ovazioni alla conclusione di ogni singola song. Vanni Ceni, il singer, è in forma smagliante e con doti istrioniche introduce ogni brano chiarendo l’ispirazione storico-mitologica dello stesso.

Fra le altre è il turno della epicissima ‘Under The Sing Of Odin’s Ravens, il cui ritmo estremamente cadenzato ricorda molto alcuni pezzi dei Manowar; l’esecuzione dei Wotan è impeccabile ed il pubblico ringrazia. Dopo un pezzo cadenzato è il turno della veloce ed incalzante ‘Hussard De La Mort’, che a livello di ritmiche ricorda i riffoni incalzanti dei Running Wild. Per mantenere il ritmo del concerto i nostri passano quindi ad un altro super epico e rallentato, ossia ‘Thermopiles’, che ricorda l’epica battaglia in cui 300 greci affrontarono mjgliaia di persiani. Si ritaglia nel frattempo un ottimo momento Mario Degiovanni, con un assolo di chitarra sentito e meritevole di applauso.

Il finale al fulmicotone ha come protagonisti due classici assoluti del gruppo, ossia la veloce ed arrembante ‘Lord Of The Wind’ (che viene veramente cantata in coro da tutti) e ‘Iron Shadows’, ispirata a Conan il barbaro, che pone il sigillo ad una prestazione notevole. Per l’occasione Vanni indossa prima il mitico elmo alato e dopo impugna la spada dell’oscuro cimiero.

L’epic metal dei Wotan merita di raggiungere i più alti livelli di esposizione e successo; finalmente è giunto il momento di questa band! Hail Wotan!

THUNDERSTORM

Il rintocco lontano delle campane…una nuvola oscura per un attimo il sole di questo cocente 2 Giugno, ed ecco che i Thunderstorm fanno il loro ingresso sul palco del Tradate Iron Fest!

IL trio lombardo punta molto sull’impatto scenografico, con il vocalist Fabio “Thunder” sempre più emulo dell’Ozzy allampanato che tutti amiamo, mentre il bassista Omar sfoggia un saio nero molto in linea con il genere proposto: misterioso, arcano ed epico doom metal.

Una menzione ovviamente anche per il drummer Attilio “Attila” Coldani, che sarà anch’egli autore di una prova convincente. La band inanella una serie di brani carichi di atmosfera, che riescono a coinvolgere l’audience sia quando puntano sulla componente più doom (‘Black Light’, ‘My House Of Misery’) sia nei momenti più “catchy” e di maggiore groove (‘Forbidden Gates’). Da segnalare poi la personalissima versione di ‘In A Gadda Da Vida’ degli Iron Butterfly, brano storico di rock psichedelico ovviamente riveduto e corretto in chiave doom/epic. Una performance che ci lascia pienamente soddisfatti, e bravi Thunderstorm! Doom or be doomed!!!

ELVENKING

A tempo di danze folk arrivano sul palco i veneti Elvenking. Il loro metal è un trascinante ibrido tra la tradizione popolare e la potenza del power-speed, la mistura risulta di grande effetto scenico e la risposta del pubblico è immediata.

La scaletta del concerto si concentra maggiormente sul secondo splendido lavoro ‘Wyrd’, brani come ‘Ths Silk Dilemma’ e ‘Pathfriedns’ si guadagnano un boato più che meritato. Impeccabile la prestazione della band, con una nota di merito particolare al carismatico singer e la perfetta commistione tra il sound della chitarra e quello del violino elettrico.

Tutto procede secondo copione, con song più vecchie fino alla conclusiva ‘The Oak Woods Bestowed’, ma il clima di grande divertimento resiste senza cedimenti per tutto il tempo concesso.

Un vera festa metallica, a cui non si poteva mancare.

NODE

Forti di un sound tra thrash, melodic death e modernità i Node si presentano sul palco con l’intenzione di spaccare tutto il distruttibile. Purtroppo il loro show viene funestato da una serie incredibile di problemi tecnici che di fatto impediscono alla band di suonare con continuità.

L’impianto funziona a singhiozzo e per una buona mezz’ora il gruppo è costretto ad abbozzare cercando di non far calare la tensione tra vuoti assoluti di suono e magagne varie. In questa condizione la missione risulta impossibile. Peccato, perché le loro capacità sono ben note a tutti gli appassionati del metal nostrano e quando le cose si mettono a posto si capisce come in condizioni normali i nostri avrebbero davvero centrato il loro obiettivo.

Da segnalare in scaletta un brano completamente nuovo (‘Shotgun Blast Propaganda’) e la title track dell’utimo album (‘Das Kapital’).

Di nuovo problemi durante l’esecuzione del brano dei Carcass, ma la band si fa forza e continua la sua esibizione con convinzione, prima di salutare un pubblico molto coinvolto nella loro esibizione con un altro inedito, ‘This God Kills!’, scheggia thrash che annichilisce l’audience per la sua velocità e intransigenza.

Dobbiamo infine notare come, fino a questo punto, i Node siano anche stati i più loquaci e interattivi verso il pubblico, sommergendolo di battute ilari e di brevi riflessioni sull’ utilità aggregativa della musica metal. Qui non ci sono le Bestie, ma solo gente con tanta voglia di divertirsi e stare insieme. Il tutto forse fa un po’ “hippie” ma viene molto gradito dai convenuti.

Bravi performer, incazzati e anche impegnati. Cosa chiedere di più ai Node?

WINE SPIRIT

It’s only Rock’n’Roll, but we like it! Dopo una serie di acts decisamente “heavy”, a scaldare i cuori dei rockers più festosi e birraioli intervengono i Wine Spirit, aggiunti all’ultimo in scaletta per sostituire i defezionari White Skull. Il loro è un hard rock robusto e sanguigno, forse fin troppo scevro da troppi tecnicismi, ma fatto per saltare come grilli e divertirsi. E la risposta del pubblico sembra essere molto buona di fronte alle sonorità di questi tre guappi scanzonati.

La scaletta proposta spazia lungo le release discografiche dei nostri, citiamo le esecuzioni di ‘Catch 22’, l’adrenalinica ‘You’d Better Get Out’, ‘I Got No Time’, ‘Proud To Be Loud’ e naturalmente l’anthemica ‘Wine Spirit’, conosciuta da buona parte degli astanti. Il finale, affidato a ‘I Wanna Be Somebody’ dei W.A.S.P. è letteralmente infuocato e vede partecipare proprio tutta l’arena, questa volta piuttosto inviperita di fronte al riproporsi dell’inconveniente tecnico che aveva già causato problemi ai Node…Ma il divertimento è tanto…

El Guapo, El Duca y El Conte vi salutano, appuntamento alla prossima!

NECRODEATH

La band di Peso si presenta sul palco dell’Ironfest introdotta da una lugubre intro proprio mentre il sole cala sull’arena. Un’ambientazione ideale per lo stile oscuro e pesante che il gruppo propone.

Ottimo il suono, con la batteria in evidenza a sostenere la forza di song studiate per colpire. I Necrodeath dimostrano tutta la loro esperienza, con un’esibizione caratterizzata dalla ottima presenza scenica, soprattutto nella figura trascinante di Flegias, frontman ormai navigato. Importante anche l’apporto del nuovo chitarrista, preciso e con la giusta attitudine per farsi valere sul palco.

La selezione delle song percorre l’intera carriera della storica band, dalla mitica ‘Agony- The Flag Of The Inverted Cross’ (interrotta da ancora qualche problema di impianto), fino alla recente ‘Perseverance Pays’, passando per ‘Red As Blood’, ‘Process Of Violation’ e ‘At The Roots Of Evil’.

Da segnalare anche la cover del classico ‘Black Sabbath’, trasformata in una marcia funebre che ben si adatta all’atmosfera creata dai Necrodeath. Sorprendente anche la riproposizione di ‘Countess Bathory’ dei padrini Venom, e per l’occasione arrivano sul palco i Node a dar man forte e l’effetto è quello di una schiacciasassi.

C’è ancora tempo, e la band lo usa per la veloce ‘Last Ton(e)s Of Hate’,con la partecipazione straordinaria dell’ex singer dei Sadist Zanna (ora con i Raza De Odio) e per una cover degli S.O.D. (‘United Forces’), per poi chiudere in brutalità con la fucilata ‘Hate And Scorn’ .

Nel complesso una prestazione convincente e acclamata che conferma la band ai vertici della scena nostrana.

DOMINE

Serata con alcune interessanti sorprese per la band capofila della prima giornata del TIF. I toscani epic metaller Domine deliziano il pubblico con una scaletta che accanto ai classici del passato più o meno recente aggiunge l’inaspettata suite ‘The Eternal Champion’ (tratta dal primo lavoro ‘Champion Eternal’). Il lungo pezzo viene eseguito a metà show e suscita la gioia dei numerosi fan dell’epic old style.

Detto questo va aggiunto che sin dall’inizio non mancano i brani da cantare in coro dall’inizio alla fine, da ‘Battle Gods’ a ‘Dragonlord’, sino a ‘Icarus Ascending’, che Morby introduce dirigendo gli astanti nell’esecuzione del ritornello, che i nostri eseguiranno magistralmente fornendo una coreografia da brividi ai loro beniamini.

Va anche sottolineato come per i primi tre brani purtroppo il gruppo abbia subito alcuni problemi a livello di suoni, che sono stati risolti durante l’esecuzione della lunga ‘Aquilonia Suite’. In ogni caso Paoli al basso ha fornito una prestazione notevolissima grazie al volume sostenuto del suo strumento che sembrava assegnare possenti legnate ad ogni plettrata; il fratello Enrico, alla chitarra, non è stato da meno e Morby (singer) ha sfoggiato come sempre doti da matador difficilmente riscontrabili in altri frontman italiani.

Accompagnati da un gioco di luci particolarmente suggestivo i nostri giungono alla tornata conclusiva del concerto con ‘Defenders’, che ha scatenato l’audience, seguita dalla più vecchia ‘Stormbringer’. A suggellare la conclusione della prima giornata del TIF, completamente dedicata al metallo tricolore, è la possente ‘Thunderstorm’.

Morby pone la fine allo show dei Domine salutando i fedeli fan… e con questo atto si chiude il giorno inaugurale di questo entusiasmante festival.

Photo by Federica Lunghi

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