Totalselfhatred – Recensione: Totalselfhatred

Molti ci provano. Pochi ci riescono. Suonare musica estrema di questi tempi è diventato un bel problema; troppe sono le band che non giustificano la loro presenza sulla scena con uscite davvero interessanti e a riprodurre in modo calligrafico scelte stilistiche di quindici anni fa sono più o meno capaci tutti. Ben vengano quindi band come i Totalselfhatred che interpretano l’attitudine primitiva in modo convincente, trasmettendo un senso di oscurità profondo che colpisce seriamente. Non che questo omonimo sia un album di difficile assimilazione: la composizione della band è sufficientemente lineare e si costruisce pescando dal black metal più funereo e depressivo (ma non troppo per fortuna), come dal gothic-doom e dal dark. Shining su tutti, ma anche primi Katatonia e qualcosa dei My Dying Bride o Paradise Lost: sono questi i punti di riferimento che saltano più all’orecchio. Ma non c’è nei Totalselfhatred nessuna voglia di suonare esattamente allo stesso modo e con poche note messe al posto giusto la band non manca di costruirsi un mood sufficientemente personale che trova il proprio equilibrio tra le mille pieghe stilistiche che il genere offre. Ci sono melodie insperate incastrate in momenti crudeli e dal suono nerissimo, aperture quasi da epic-doom soffocate da vocals disperate e marce funebri dall’andamento straordinariamente ossessivo, dal suono fortemente dark-psichedelico. Come avviene per i prestigiatori più navigati i Totalselfhatred mischiano il mazzo delle loro influenze in modo eccellente, tirando spesso fuori combinazioni sorprendenti dall’effetto drammatico insperato. Ancora un passo avanti nell’evoluzione stilistica personale lo possono fare sicuramente, ma già così non si fa fatica a definirli come una realtà degna di attenzione in campo estremo. Bravi.

Voto recensore
7
Etichetta: Osmose / Masterpiece

Anno: 2008

Tracklist: 01. Enlightment
02. Ruoska
03. Sledge-hammered Heart
04. Spirituelles Equilibrium
05. Mighty Black Dimensions
06. Carving
07. Total Self-hatred

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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