Top 20 – Alter Bridge: i migliori brani della band commentati

L’uscita del nuovo album degli Alter Bridge è indubbiamente uno degli avvenimenti musicali hard’n’heavy di questo 2016. Al quinto album, i fan attendono una conferma della qualità di “Fortress” e come sempre un evoluzione del sound della band di Kennedy e soci. “The Last Hero” uscirà venerdì 7 ottobre ma su Metallus.it potete già trovare la nostra recensione e intervista a Mark Tremonti. Per ingannare l’attesa, abbiamo selezionato i 20 brani migliori degli Alter Bridge, scelti dalla redazione di Metallus.it. Trovate i primi 10 (in ordine alfabetico) commentati qui di seguito; le playlist complete con tutti i 20 brani su Spotify e YouTube!

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ADDICTED TO PAIN

Il singolo di lancio di “Fortress” è stato un vero e proprio pugno nello stomaco. Un destro secco, partito sin dal primo colpo di plettro messo a segno dal “dinamico duo” Tremonti-Kennedy. “Addicted To Pain” è una canzone che “spiega” alla folla di fan le coordinate dell’ultimo (ancora per poco) album dei nostri, dove l’energia e la potenza non abbandoneranno mai – o quasi – un album spinto a tutta velocità. Una band sempre più determinata e convinta dei proprio mezzi, che si prende il lusso di “rischiare” una canzona metal come primo singolo e di vincere la sfida. Una canzone metal vera e propria, perché in fin dei conti quell’adesivo di Dimebag Darrell applicato – e ben visibile – sulla chitarra di Mark Tremonti dovrà pur significare qualcosa, no? Altro dettaglio non disprezzabile, canzone dalla presa live incredibile, che ha aperto il tour di “Fortress” e che ancora viene ricordata dalla folla di Assago. (Saverio Spadavecchia)


BLACKBIRD

Non è facile descrivere con le parole un brano come “Blackbird”, title track del secondo album di studio degli Alter Bridge e uno dei capolavori assoluti mai scritti dalla band. Nessun aggettivo, infatti, sarà mai in grado di spiegare l’emozione sprigionata da una canzone che, ne siamo sicuri, rimarrà nella storia della musica. Con i suoi 7 minuti e 58 secondi, “Blackbird” è la traccia più lunga tra tutte quelle pubblicate dal gruppo di Myles Kennedy e compagni, superando di poco in minutaggio l’altrettanto significativa “Fortress”. Come raccontato da Myles Kennedy, il brano è tristemente dedicato ad un suo amico, il ragazzo che gli aveva venduto la sua primissima chitarra e con cui era rimasto in contatto nel corso degli anni. “Blackbird” racconta della sua dura lotta contro una malattia che lo ha poi condotto alla morte, che nel testo è però vista in una chiave quasi speranzosa, come una sorta di liberazione, il volo di un uccello verso orizzonti sconfinati in cui non conoscerà più alcuna sofferenza. Ad un testo bellissimo, toccante, profondo, si accompagna una struttura musicale complessa, che non smette di emozionare per l’intera durata della traccia.
Tutti, nella vita, siamo costretti a fronteggiare la perdita di una persona cara e tutti possiamo capire appieno il senso delle parole di questo brano, riassumibili in due versi che non possono non commuovere tutte le volte, un ascolto dopo l’altro: “one day I too will fly/and find you again”. (Ilaria Marra)


BROKEN WINGS

Una parte di chitarra pulita suonata da Mark Tremonti, dal mood veramente post grunge, apre e chiude questa splendida canzone tratta dal primo album della band, “One Day Remains”, e ne diventa il terzo singolo: un lento (ma non troppo) malinconico che fa risaltare logicamente la fantastica voce di Myles Kennedy e la costruzione dell’arrangiamento che ampifica le doti ‘d’insieme della band. Un pezzo riflessivo e conturbante, specie se ascoltato con di supporto le immagini del video create ad hoc, oscure quanto basta e misteriose, ambientate principalmente in un albergo dove avvengono fatti strani. (Fabio Meschiari)


OPEN YOUR EYES

Pubblicato nell’ormai lontano Giugno del 2004, “Open Your Eyes” è il primo singolo estratto dal primo album degli Alter Bridge, “One Day Remains”. Il brano ha segnato l’inizio del successo planetario della band statunitense e rappresenta tutt’ora una delle tracce più amate dai fan del gruppo, immancabile in ogni live degli Alter Bridge. “Open Your Eyes” è una ballad dai tratti decisamente heavy, in cui l’intervento granitico di Mark Tremonti alla chitarra si fa sentire in tutta la sua potenza, e basta ascoltare l’assolo finale per capire che non siamo di fronte alla solita canzonetta confezionata ad hoc solo per conquistare le adolescenti romantiche. Al contrario, non c’è nulla di banale in questo brano: la melodia cattura e rapisce l’ascoltatore, che non può che rimanere definitivamente ammaliato dall’esecuzione emozionale del meraviglioso Myles Kennedy. Il testo però, come molti di questo primo album degli Alter Bridge, parla di rimpianti e rimorsi, di cosa significhi aprire gli occhi e scoprirsi soli, in una morsa di delusione solo apparentemente illuminata da un filo di speranza. Il singolo è accompagnato da un video in cui dei giovanissimi Myles, Mark, Scott e Brian suonano circondati da montagne in una foresta che sembra essere stata devastata da un incendio, forse quello dei giorni passati, che si sono portati via momenti destinati a non tornare più. (Ilaria Marra)


GHOST OF DAYS GONE BY

“Ghost Of Days Gone By” rappresenta alla perfezione l’unione tra speranza, malinconia e dolore di cui AB III vive. Il testo guarda evidentemente a un passato che non tornerà ma che continua a tormentare, in una sorta di piacevole dolore. I giorni felici sono motivo di gioia ma anche un ricordo difficile da sopportare da quel momento in cui si perde qualcosa (o qualcuno) legato a quei ricordi. Musicalmente il brano si muove da una prima parte più melodica fino ad aprirsi, dopo la metà, in una sezione decisamente più heavy e drammatica, fino al liberatorio assolo di Mark Tremonti. Un crescendo drammatico ed emozionante che ha smosso diversi animi dal vivo, non senza qualche lacrimuccia sui visi dei più duri metallari. Tra i brani più intensi della discografia della band, anche se non tra i più tecnicamente interessanti. (Tommaso Dainese)


I KNOW IT HURTS

Un riff grassissimo di Mark Tremonti conduce una delle migliori canzoni di “AB III” nonché secondo singolo estratto; per molti il terzo album degli Alter Bridge fu l’uscita più debole fino ad allora pubblicata dai nostri nonostante coincise con l’esplosione commerciale definitiva. “I Know It Hurts” si caratterizza per begli arpeggi di chitarra che riempiono la linea melodica principale fino ad un ritornello di gran presa. (Alberto Capettini)


METALINGUS

Metalingus”, estratta da “One Day Remains” rappresenta il mio personalissimo ingresso nel mondo Alter Bridge. Ed è stato – come la canzone – un vero e proprio assalto di emozioni. Una canzone inaspettata, terremotante sin dal riff potente e dal cantato 100% Heavy Metal nonostante le coordinate post-grunge del disco uscito nel 2004 per la Wind-Up. Una canzone praticamente perfetta, che ben si incastra nell’economia di un disco adorato dai fan (un po’ meno da certo critica, vai tu a capire perché…). Nelle pieghe del testo si parla di sacrificio e di obbiettivi raggiunti dopo una lotta dura e complicata (come se fosse una piccola sessione dallo psicanalista per Mark Tremonti, dopo l’implosione dei Creed per le “mattane” vere o presunte di Scott Stapp?), obbiettivi comuni a tutti e forse anche per questo canzone ancora nel cuore degli ascoltatori. Come molti di voi certamente sapranno la canzone è stata la “entry music” di Edge (“lottatore” di quel gran carrozzone chiamato WWE) dal 2004 al 2011. E con molta probabilità anche molti di voi si “accorsero” della cricca di Tremonti e Kennedy proprio grazie ad Edge, e grazie ad una rubrica settimanale di Wrestling su SportItalia. A volte la televisione non viene sempre per nuocere…. (Saverio Spadavecchia)


RISE TODAY 

Rise Today è il primo vero e proprio inno da stadio degli Alter Bridge. Se il debutto conteneva brani trascinanti come Broken Wings e Open Your Eyes, era privo però del pezzo trasversale, del classico bis di fine concerto. Arriva tre anni dopo su “Blackbird“, a metà album, uno dei brani probabilmente più accessibili delle band, tanto semplice quanto efficace. E’ curioso come liricamente il testo di Rise Today anticipi tematicamente il tema portante del nuovo album “The Last Hero” (la titletrack, Show Me A Leader), con un testo di riscatto, personale e globale. E’ un hard rock semplice e diretto, in cui il chorus diventa parte fondamentale. Una canzone anche musicalmente più leggera che però funziona a meraviglia come singolo e rimarrà quasi stabilmente nelle future setlist degli AB dal vivo. (Tommaso Dainese)


SLIP TO THE VOID

Brano d’apertura di quello che è considerato un concept album come “III”: il passato, il presente e le emozioni si mischiano a partire dall’inizio suggestivo in cui Myles comincia a cantare su una base e procede poi in una strofa ricca di pathos per tirar fuori i suoi acuti migliori nel ritornello. La varietà data dal cambio di ritmo del bridge con le sue melodie corali rende il pezzo un vero e proprio must dal vivo, mentre le note di chitarre diventano un’esplosione e accompagnano il tutto verso un altro ritornello e un calo di tensione che fa concludere la canzone così come è iniziata. (Fabio Meschiari)


WATCH OVER YOU

Watch Over You” è la più classica delle power ballad ma anche chi, come il sottoscritto, preferisce gli Alter Bridge più aggressivi e legati alle sonorità metal, non può rimanere incolume al fascino che questa composizione basata su accordi basilari riesce a comunicare. Myles Kennedy è mostruoso sulle note basse ma anche nell’uso del falsetto ma la canzone è perfettamente azzeccata per quel suo crescendo di elettricità e ritmo che ne fa un caposaldo del post grunge della decade scorsa avendo anche ottenuto un airplay notevole (radio e video). Ricordiamo che lo stesso anno venne realizzata come singolo anche una versione in cui Kennedy duetta con la nostra Cristina Scabbia dei Lacuna Coil. (Alberto Capettini)


Gli altri 10 brani scelti dalla redazione:

Before Tomorrow Comes
Calm the fire
Coming Home
Cry of Achilles
Down to my last
Isolation
Lover
My champion
Shed My Skin
White Knuckles


Come di consueto, la nostra playlist su Spotify!

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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