Tommy Bolin – Recensione: Teaser 40th Anniversary (ristampa)

Identificare Tommy Bolin semplicemente come “quello che ha sostituito Ritchie Blackmore nei Deep Purple ai tempi di “Come Taste The Band”” sarebbe riduttivo. Lo dimostrano non solo “Teaser”, il suo primo album solista, di cui si torna a parlare grazie a questa ricca ristampa, ma anche le attività precedenti il suo ingresso nei Deep Purple, tutte cose non da poco se consideriamo la giovanissima età di questo talentuoso chitarrista. Prima di entrare a far parte di quella che viene identificata come Mark IV, infatti, Bolin era già riuscito a farsi notare grazie alla sua partecipazione all’album “Spectrum” di Billy Cobham e alla sua militanza negli Zephyr, band con voce femminile alla Janis Joplin, il tutto in una manciata di anni in cui Bolin aveva a stento raggiunto la maggiore età. La ristampa di “Teaser”, giunta a quarant’anni di distanza dalla sua prima uscita, è una pubblicazione che rende il giusto omaggio a un musicista ingiustamente sottovalutato da tanti, il cui nome per anni è passato quasi sotto silenzio e che solo Glenn Hughes, per quanto riguarda la storia dei Purple, non ha mai smesso di ricordare con rimpianto e sincero affetto.

I brani di “Teaser”, che nella ristampa su tre vinili non sono proposti nello stesso ordine della versione originale, ci mettono di fronte a un chitarrista dal talento indiscutibile, il cui stile andava ben oltre l’hard rock dei Deep Purple, e che anzi aveva la tendenza a sconfinare più volte in generi come il funky il blues e la fusion, come ci  dimostrano i lunghi intermezzi strumentali contenuti soprattutto negli inediti e nelle versioni alternative aggiunte alla nuova versione dell’album. Il discorso è praticamente identico per quanto riguarda la seconda parte della ristampa, un doppio CD con brani live registrati in quattro location differenti, che esplorano il repertorio live di Bolin in modo più ampio. Questa nuova versione di “Teaser” non è quindi un prodotto di lusso destinato a pochi diehard fan, ma è il giusto, anche se tardivo, riconoscimento a un musicista dal talento sterminato, che prima di essere un musicista era, stando a quanto ci raccontano le cronache, un ragazzo timido, che iniziò ad assumere droghe per vincere il terrore del pubblico davanti a lui durante i concerti, finito probabilmente in un gioco più grande di lui in cui ha fatto la parte della vittima.

Voto recensore
8
Etichetta: UDR Music

Anno: 2015

Tracklist:

01. Teaser
02. Flying Fingers
03. Wild Dogs
04. Cookoo
05. Chameleon
06. Lotus
07. The Grind
08. Crazed Fandango
09. Homeward Strut
10. Dreamer
11. Savanah Woman
12. Oriental Sky
13. People People
14. Smooth Fandango
15. Marching Powder


Sito Web: https://www.facebook.com/UDR.Music?fref=ts

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. tabatha

    mai sentito di qualcuno che avesse un “talento sterminato” forse intendevi che avesse un talento smisurato oppure che sia stato sterminato dal suo talento 🙂

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