Toliman – Recensione: Elevate

Provenienti da Milano, i Toliman sono un sestetto con all’attivo un EP (“Abstraction”) pubblicato nel 2019, al quale oggi fa seguito il primo full-lenght intitolato “Elevate”. Se c’è una parola ricorrente nei testi di presentazione della band, questa è “sperimentazione”: benchè legati al progressive ad all’alternative, infatti, questi giovani musicisti si propongono di dare vita ad un “nuovo approccio al genere”, mediante “uno stile compositivo personale” ed un concept articolato e profondo. “Guarigione” è la materia scelta per la narrativa di “Elevate”, la quale prende spunto da emozioni, sentimenti ed insicurezze per raccontare – con le parole scelte dalla cantante Paola Urso – un percorso di vita nel quale in tanti potranno riconoscersi. Articolato in undici tracce, per un totale di cinquantacinque minuti di musica, “Elevate” è stato registrato e mixato da Frank Altare presso l’Orion Studio di Solaro (MI) e si apre all’insegna dei ritornelli eterei di “Opiate”. Il contrasto tra la relativa durezza delle ritmiche e lo sviluppo più melodioso delle parti cantate – con personalità – da Paola non rappresenta di per sé una novità: ciò che però sorprende, dal punto di vista dei suoni, è la preponderanza di voce e batteria su tutto il resto, al punto che le parti di basso (davvero poco incisivo nell’orecchiabile “Ablaze”) e chitarra se ne stanno in secondo piano, sia che si ascolti l’album in cuffia che con il supporto di un buon paio di casse. Spostare tutta l’attenzione sul cantato non è a conti fatti un grande sacrificio, soprattutto in virtù del carattere esibito dai Toliman in molteplice occasioni: benchè il carattere sperimentale del disco non sia poi così evidente, le melodie e gli arrangiamenti sono di ottimo livello, solo inframmezzati – o allungati, a seconda dei gusti – da intermezzi strumentali che per complessità ed articolazione delle strutture allontanano il disco dal solito alternative (“Windowpane”).

Dicevamo di Paola: il suo contributo in termini di presenza scenica è rilevante, complice probabilmente il fatto che tutti i testi sono stati scritti da lei, e come tali sentiti ed interpretati in ogni loro sfaccettatura. Alcuni brani più di altri beneficiano in particolare del suo coinvolgimento: è il caso ad esempio di “Crows & Cranes”, sapientemente sospesa tra la natura terrena e scandita della ritmica e l’incontenibile leggerezza di una voce che spesso utilizza tutto il resto come trampolino per le proprie evoluzioni. I Toliman dimostrano in queste occasioni di andare ben oltre la semplice retorica del contrasto, dando vita ad un gioco di continue pause e rimandi, sospensioni e “nuovi orizzonti sensoriali” che in molte occasioni risultano multiformi ma coerenti, proprio come la stessa band definisce la musica proposta. La bontà verticale delle idee alla base di “Elevate” fa in modo che lo stile e l’impatto del disco siano mantenuti, in tutto il loro carattere evocativo, anche all’interno degli episodi più coincisi: “Sinestesia” dura poco più di tre minuti, ad esempio, ma ritroviamo in essa tutta la fredda malinconia e le dinamiche ritmiche che caratterizzano anche gli episodi più lunghi, a testimonianza di come la visione dei sei milanesi sia sufficientemente matura da poter essere declinata in molti modi, senza concedere nulla in termini di integrità e coerenza. Non mancano inoltre tracce più semplici e classiche: “5 AM” è un delicato duetto di voce e chitarra arpeggiata che, per quanto non contenga nulla di sperimentale, contribuisce a dare dei Toliman l’immagine di una formazione libera dalle costrizioni stilistiche, e capace di trattare situazioni e stati d’animo diversi pur mantenendo le caratteristiche “northern”, poco pompose e leggermente distaccate del proprio approccio che ritroviamo nella densa title-track.

Elevate”, proprio come il suo titolo sembra suggerire, descrive un percorso di crescita e consapevolezza che trova una trasposizione perfetta nelle sue note, con le quali descrive in modo ugualmente efficace asprezze e dolcezze, momenti di tensione ed altri di progressivo e languido abbandono (“Aurora Borealis”). L’abilità nel fondere un’eterogeneità più complessa del semplice chiaroscuro è notevole e rappresenta probabilmente il carattere più sperimentale – ma non così evidente al primo ascolto ed afflitto nel finale da una sottile ripetitività – di questo debutto, che è possibile apprezzare da qualsiasi punto di vista lo si voglia giudicare. La via tracciata da un album del genere è quella di un continuo affinamento che renda questo apprezzamento ancora più coinvolgente, trasparente ed immediato come lo era stato, ad esempio, il recente debutto “Break The Loop” dei torinesi Isometry. Al momento lo stile pensante dei Toliman richiede un volenteroso processo di codifica e scomposizione (“Theseus”) per essere apprezzato pienamente: il mio auspicio è quello che, sperimentando solo quando il convenzionale si riveli davvero inefficace, questo interessante sestetto si possa concentrare sul guizzo, l’amore e la scintilla che permettono di entrare in piena sintonia con la loro musica prima ancora di aver letto il manuale di istruzioni, e non viceversa.

Etichetta: Bagana / B District Music

Anno: 2024

Tracklist: 01. Opiate 02. Ablaze 03. Crows & Cranes 04. Sinestesia 05. 5 AM 06. Hyper-ballad 07. Theseus 08. Windowpane 09. Elevate 10. Roots 11. Aurora Borealis
Sito Web: facebook.com/TolimanBand

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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