Token Entry – Recensione: Jaybird

Oggi ci occupiamo di hardcore di classe proveniente dalla gloriosa scena newyorkése; loro sono i Token Entry, si formano nel 1980 come Gilligan’s Revenge, per poi cambiare denominazione nel 1984. Questo è il loro secondo lavoro, datato 1988 e prodotto dal leggendario chitarrista dei Bad Brains, Dr. Know. Grandi appassionati di skate, i quattro divennero fin da subito nome di culto tra gli aficionados, con esibizioni infuocate e furibonde in quel del CBGB (uno dei rock club americani per antonomasia, che purtroppo ha chiuso i battenti nel 2006), di cui più riprese avevano solcato il mitico palco.

L’album venne distribuito in Europa dalla Hawker Records, divisione hardcore della Roadrunner, presenta un’artwork d’impatto, opera del batterista Ernie Parada e dispiega dieci composizioni che rasentano la mezz’ora di puro spirito hardcore punk nel classico ruggito della grande mela.

Jaybird” è un disco che racchiude e riassume magistralmente tutti gli stilemi del genere: veloce, aggressivo, scanzonato, vocalizzi spesso disarmonici, cori e assoli fulminei. A ciò si aggiunge un acume compositivo fuori dalla norma, capace di elevare la band rispetto alla media, con l’efficace inserto di cambi di tempo e richiami melodici, il tutto condito da un’attitudine a non prendersi eccessivamente sul serio. Le influenze principali possono rinvenirsi in gruppi quali Agnostic Front e Minor Threat nelle parti più rallentate, senza con ciò difettare in termini di personalità. La voce vigorosa e reboante di Timmy Chunks non scade mai nello schiamazzo fine a se stesso, evoca a tratti il Mike Muir prima maniera edaccompagna una sezione ritmica serrata quanto tremendamente efficace.

Il platter mostra subito i muscoli con l’opening “The Fire”, appropriato biglietto da visita rappresentativo della proposta del quartetto. Il brano è da annoverare tra i migliori episodi insieme alla scattante “The Bright Side”, che sciorina delle ridondanti parti di basso, la titletrack “Jaybird” con i suoi trascinanti cori “skate skate!”, “Integrity”, con un fugace stacco in doppia cassa e velate influenze metal, fino all’anthemica “Pink Things”, dall’incedere iniziale, che lambisce l’industrial per poi tornare su tradizionali binari punkeggianti, a chiusura di un vinile ben confezionato, sul quale risulta arduo difficile esprimere una singola preferenza, data l’omogeneità e generale compattezza del songwriting.

In definitiva un disco che, pur non raggiungendo vette emozionali di compaesani quali gli Youth Of Today, risulta nondimeno onesto, divertente e da annoverare tra i classici dell’hc old school made in NY. Per chi ama le citate sonorità, l’ascolto è da considerarsi privilegiato, parimenti per quanti vogliano accostarsi a quella che rimane una delle scene hardcore-punk più importanti di sempre.

Nella ristampa del 1998 è presente un ulteriore brano, “B.T.B.W.”, che nulla è se non una cover straziata della classica “Born To Be Wild”.

Etichetta: Hawker Records

Anno: 1988

Tracklist: 01. The Fire 02. Windows 03. The Bright Side 04. Jaybird 05. The Whip 06. Entities 07. Birthdays 08. Integrity 09. Token Entry 10. Pink Things

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