Mind Odyssey – Recensione: Time To Change It

Dieci anni di attesa per rivedere sulle scene i Mind Odyssey di Victor Smolsky. Il guitar player, concentratosi sul progetto Rage, aveva momentaneamente messo nel congelatore la propria creatura dopo la pubblicazione di “Signs” del 1999, con buona pace dei fan. “Time To Change It” è la quinta fatica discografica dei tedeschi, fedeli al verbo del metal melodico, con inserti dal vago sapore moderno ed elettronico. Ma quello che era il marchio di fabbrica della band e creava l’effetto sorpresa nella decade scorsa, ora risulta insapore, ingrediente superfluo di un album che suona già vecchio. La tecnica dei Mind Odyssey resta intaccata, sia a livello vocale, con Mario Le Mole sempre espressivo e sicuro, sia nelle parti strumentali, in cui domina incontrastato il buon gusto di Smolsky. Ciò che manca a “Time To Change It” è la freschehezza compositiva di un tempo, le melodie vincenti nei ritornelli, quasi mai all’altezza delle song del mitico “Nailed To The Shade”, vero capolavoro dei nostri. Le tastiere ad opera dello stesso chitarrista russo non hanno la magniloquenza degli arrangiamenti ascoltata nei Rage, ma si limitano a fare da contorno a canzoni che non superano quasi mai i quattro minuti di durata. Solo in “Higher Ground” i Mind Odyssey tornano ai fasti del passato, grazie ad un brano dall’incedere heavy, che strizza l’occhio ai Savatage. Il resto, tra citazioni all’hard settantiano e al prog, scorre via piacevole, ma senza farci strappare i capelli. Tutto avremmo voluto dire del nuovo disco dei Mind Odyssey, tranne che è “carino” e nulla più.

Voto recensore
6
Etichetta: Napalm Records / Audioglobe

Anno: 2009

Tracklist: 01. Riding And Ruling
02. Enemy Daggers
03. I Want It All
04. Face In The Rain
05. Final Fight
06. Higher Ground
07. Storm Warning
08. Time To Change It
09. Raven And Swan
10. Under The Moonlight

alessandro.battini

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E’ il sinfonico della compagnia. Dai Savatage ai Dimmu Borgir, passando per i Rhapsody, predilige tutto ciò che è arricchito da arrangiamenti sontuosi ed orchestrazioni boombastiche. Nato e cresciuto a pane e power degli anni ’90, si divide tra cronache calcistiche, come inviato del Corriere Dello Sport, qualità in azienda e la passione per la musica. Collezionista incallito di cd, dvd, fumetti, stivali, magliette dei concerti, exogini e cianfrusaglie di ogni tipo, trova anche il tempo per suonare in due band.

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