Thundermother – Recensione: Black And Gold

Non nuove ai lettori di metallus.it (qui trovate le recensione di “Road Fever”), le Thundermother sono una band tutta al femminile di provenienza scandinava, fondata nel 2010: provenienti dalla Svezia ed autrici di tre album in studio prima di questo nuovo “Black And Gold”, le quattro (oggi Guernica Mancini alla voce, Filippa Nässil alla chitarra, Emlee Johansson alla batteria e Mona Lindgren al basso) propongono per loro stessa ammissione un mix di AC/DC e Motorhead con elementi di hard rock più moderni ed un groove che richiama il classic degli anni settanta. Una miscela scatenata e curiosa che negli anni ha riscontrato un certo successo, se a partire da questo mese le nostre affiancheranno mostri sacri quali Scorpions e Whitesnake durante un impegnativo tour negli Stati Uniti. Trascinate da una vulcanica frontwoman, formatasi al Musician Institute di Los Angeles e continuamente alla ricerca di nuove collaborazioni e progetti da avviare (Banda Sept, Inglourious, Souls On 11), le Thundermother propongono oggi un hard rock più maturo e misurato (“The Light In The Sky”), che sembra fatto apposta per piacere al pubblico delle radio e delle arene americane (un titolo come “Raise Your Hands” dice un po’ tutto sulle intenzioni): se nel 2015 le definivamo grezze, melodiche e ruvide, a distanza di sette anni, una pandemia e qualche guerra, l’approccio appare ugualmente convinto ma certamente meno sguaiato e ribelle.

Complice la notevole preparazione tecnica di Mancini, una cantante che sa sporcare il proprio cantato pulito quanto basta per renderlo appetibile agli amanti del rock, questi dodici brani hanno uno sviluppo quadrato e corale che attinge tanto dalla scena losangelena (“Black And Gold”) quanto dal rock al femminile più materno ed ammiccante (“Looks No Hooks”), esaltati da una produzione brillante e moderna, caratterizzati da una piacevole venatura blues (“Hot Mess”) e costruiti per piacere senza troppe storie già dal primo ascolto. Gli assoli di chitarra sono spesso molto gradevoli, mentre la sezione ritmica svolge il suo compito senza eccessive ambizioni di protagonismo. Nel complesso si tratta dunque di un album competente dall’inizio alla fine, con momenti intensi e particolarmente convincenti (“Watch Out”) che, benchè non siano così frequenti da fare media, descrivono la sicurezza con la quale la band può proporre un ricco ventaglio di soluzioni rock, senza mai sfigurare. L’equilibrio di “Black And Gold” sorprende positivamente e negativamente al tempo stesso: se infatti il disco costituisce una bella prova di maturità, perfetta per allargare il proprio pubblico tenendosi dalla parte del sicuro, esso sembra abbandonare quello spirito sbarazzino e dissonante che vorrebbe ancora oggi insaporire il messaggio delle Thundermother. Siamo insomma lontani dall’impatto delle Crucified Barbara di “In Distortion We Trust” (2005) e da qualsiasi cosa i Motorhead abbiano mai registrato, mentre l’occhiolino agli AC/DC risulta certamente più plausibile almeno in un terzetto di episodi (“Wasted”, “Stratosphere” e “I Don’t Know You”). Per il resto, i riferimenti più convinti – ma comprensibilmente meno sbandierati – sembrano piuttosto quelli a band come Bon Jovi o Nickelback nella loro versione più accomodante e piaciona, morbida al punto da contemplare tra le citazioni anche cose di Sheryl Crow o Carly Rae Jepsen (“Try With Love”).

Con questa quarta uscita le Thundermother propongono un album di facile ascolto ed ottima presa, necessario al loro scopo di piacere ad un bacino sempre più vasto, con un occhio particolare al pubblico americano che incontreranno nel corso di questo mese. E se anche l’idea di un disco privato della sua anima europea (e del suo guizzo scandinavo in particolare), pianificato e assemblato con una dose consistente di calcolo, non appare del tutto invitante, mirando in modo evidente all’estensione della propagazione e contaminando un po’ la purezza dello spirito rock come ai sognatori piace immaginarlo, la sicurezza esibita in tutte e dodici le tracce dimostra che le quattro di Stoccolma sono un partner musicale di sicuro affidamento, perfetto per variare l’offerta e pronto per spiccare definitivamente il volo grazie al supporto della major di turno.

Etichetta: AFM Records

Anno: 2022

Tracklist: 01. The Light In The Sky 02. Black And Gold 03. Raise Your Hands 04. Hot Mess 05. Wasted 06. Watch Out 07. I Don't Know You 08. Looks No Hooks 09. Loud And Free 10. Try With Love 11. Stratosphere 12. Borrowed Time
Sito Web: facebook.com/thundermother

Marco Soprani

view all posts

Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi