Humble Pie – Recensione: Thunderbox (Reissue)

“Thunderbox” chiude la lista delle ristampe targate Humble Pie pubblicate da Lemon/Cherry Red, ma anche se l’album rimane più concertato del precedente “Eat it”, con conseguente recupero di alcuni sporadici tratti del vecchio hard-boogie di un tempo, è senza alcun dubbio anche il meno interessante dei tre.

Si percepisce evidente infatti un certo calo di ispirazione nella qualità media delle composizioni originali (sei in tutto), ma anche i rifacimenti non fanno lo stesso effetto del lavoro precedente e risultano quindi meno coinvolgenti. L’insieme si salva certamente grazie al grande mestiere dei musicisti e alla buona produzione, ma non appassiona come da norma.

Qualche brano da segnalate c’è comunque, come l’azzeccata opener che da il titolo all’album, la dura “Rally With Ali” o il blues rock Rolling Stones-oriented di “Every Single Day”.

Nel complesso siamo però su standard da band normale e non da gruppo top come invece avevano sempre fatto gli Humble Pie in precedenza. Non a caso l’insuccesso commerciale del disco arrivò puntuale e dopo ancora un lavoro di qualità non eccezionale (“Street Rats”), la band finì per sciogliersi.

Non di meno il chitarrista Dave Clempson nelle note interno scrive di conservare un bel ricordo di questo disco e di apprezzarne ancora oggi molte canzoni. Di certo se i dischi brutti fossero tutti del livello di “Thunderbox”, beh, ci sarebbe di che essere contenti.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Lemon

Anno: 2012

Tracklist:

01. Thunderbox
02. Groovin With Jesus
03. I Can't Stand The Rain
04. Anna (Go To Him)
05. No Way
06. Rally With Ali
07. Don't Worry, Be Happy
08. Ninety Nine Pounds
09. Every Single Day
10. No Money Down
11. DriftAway
12. Oh La-De-Da


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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