Ephel Duath – Recensione: Through My Dog’s Eyes

Immaginate un mondo visto dagli occhi di un cane randagio…Strano, eh? Strano come tutti quei colori prendano tante sfumature di grigio, come i rumori possano istigare allo spavento o come una voce amica appaia tanto musicale. Gli Ephel Duath non sono mai stati una band prevedibile, ma questa volta i padovani superano loro stessi, creando un concept davvero originale: una visione della vita attraverso le sensazioni di un cane. Niente di banale, anzi, troverete cose stupefacenti all’ascolto di questo album, perché spesso gli animali si accorgono di particolari che nella loro normalità, a noi sfuggono.

E al di là di un percorso lirico sui generis, “Through My Dog’s Eyes” va lodato anche per la completezza a livello musicale. Il three-piece veneto si dedica al proprio concetto di avanguardia mischiando con disinvoltura la robustezza di un heavy/thrash molto tecnico ad aperture jazzate ben costruite, senza mai cadere in sperimentazioni forzate o volutamente difficili. I brani, più che complessi sono per l’appunto completi e scorrono con fluidità, non a caso la durezza media si aggira attorno ai 3-4 minuti e non ci sono mai inutili orpelli. L’album dura infatti solo 32 minuti, ma in questo lasso di tempo viene detto tutto con naturalezza. Ottimi gli episodi del calibro di “Promenade”, la durezza di “Bella Morte” o ancora le sensazioni “liquide” e l’ampio respiro melodico di “Nina”. Il nuovo album conferma dunque tutte le qualità degli Ephel Duath e voi, non lasciatevi sfuggire questo armonioso melange di techno-thrash, progressive ed elegante avanguardia.

Voto recensore
7
Etichetta: Earache / Self

Anno: 2009

Tracklist: 01.Gift
02.Promenade
03.Breed
04.Silent Door
05.Bella Morte
06.Nina
07.Guardian
08.Spider Shaped Leaves
09.Bark Loud

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi