After All – Recensione: This Violent Decline

Nel vedere una copertina tanto claustrofobica avremmo scommesso che gli After All suonassero black metal, per di più grezzo e primitivo, ma non è così. La band, belga e attiva dal 1988 ma pressoché sconosciuta al di fuori dei patri confini, è dedita ad un robusto power/thrash di tradizione americana, con riferimenti ai vari Sanctuary, Metal Church, Exciter e in più qualche accelerazione alla Slayer e dei tocchi di modernità dal sapore nevermoriano.

Una proposta tutto sommato interessante quella dei cinque ragazzi di Bruges, che mai assistiti dalla Dea Bendata, proseguono da quasi due decenni un discorso musicale ormai obsoleto ma onestissimo. Non manca un buon approccio tecnico e nemmeno un songwriting rodato, ovviamente non dovrete maturare grosse pretese e accontentarvi di un platter di genere in cui la band presenta come proprie credenziali un sound compatto e chitarristico che viaggia tra momenti cadenzati (citiamo la “doomish” ‘Monolith #11’ e l’ottima ‘The Harlot’, pregiata da un dinamico assolo centrale dell’axe-man Christophe Depree) ed altri dove aumenta la velocità d’esecuzione, come nel caso delle telluriche ‘Violent Decline (Drawn To The Devil)’ e ‘Sacraments For The Damned’, dall’inconfondibile riffing slayeriano. Le variazioni sul tema sono davvero poche, forse totalmente concentrate nella conclusiva ‘Second Time Around’, un’inaspettata ballad dove la band flirta con arpeggi e vocals suadenti.

L’ottima produzione affidata ai celebri Fredrik Nordstrom (In Flames, Arch Enemy, Soilwork) e Tue Madsen (The Haunted, Hatesphere) fa il resto, sebbene ‘This Violent Decline’ non vada oltre lo status di album professionale e realizzato con mestiere.

Voto recensore
6
Etichetta: Dockyard1 / Edel

Anno: 2006

Tracklist:

01.Frozen Skin
02.Violent Decline (Drawn To The Devil)
03.Blackest Moon
04.Sacraments For The Damned
05.Without Reason
06.Monolith #11
07.Ruins Of Bones
08.To Haunt You
09.The Harlot
10.Blind Euphoria 2006
11.Second Time Around
12.Frozen Skin (Video – Bonus Track)


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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