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Therion – Recensione: Leviathan

I Therion, dopo la monumentale “Beloved Antichrist”, ci propongono un album più “normale”, senza un particolare concept e in cui ogni canzone vive di vita propria, con un approccio più diretto e in un certo senso più orecchiabile; sono comunque sempre presenti tutte le caratteristiche ormai tipiche della band.

Il risultato è un ottimo album che sembra voler coprire un po’ le varie ispirazioni che la band ha avuto nel corso degli anni.

Partiamo subito molto bene con “The Leaf On The Oak of Far”, che alterna sapientemente parti aggressive con parti di cori e orchestrazioni, sono due anime dei Therion che si inseguono nella stessa canzone. Segue “Tuonela” in collaborazione l’ex Nightwish Marko Hietala, in cui le voci maschile e femminile dialogano creando una splendida armonia veramente coinvolgente.

La title track “Leviathan“ viene introdotta da un coro di voci altissime per poi confluire in un incedere marziale alternato dalla voce femminile, la canzone ha lontani echi russi. “Die Wellen Der Zeit” è un omaggio a Wagner, in cui non c’è alcuna traccia di metal, ma il risultato è assolutamente da brividi, al contrario di “Aži Dahāka” che, a parte un piccolo stacco centrale, è piuttosto tirata con rimando orientaleggiante, così come “Eye of Algol”, in cui i cori fanno solo da sfondo.

Torniamo su lidi più soavi con “Nocturnal Light“, mentre “Great Marquis of Hell“ ricorda molto gli Hammerfall e comunque ha forti rimandi power. 

“Psalm Of Retribution” copre un po’ tutte le facce del gruppo, ma malgrado questo alla lunga risulta un po’ ripetitiva.

“El Primer Sol”  è unbrano dedicato a Quetzalcoatl con alcune parti cantate in spagnolo, sicuramente una scelta interessante per ottimo risultato. Conclude l’album “Ten Courts of Diyu”, con le sue sonorità dell’estremo oriente.

Il risultato è un album decisamente interessante da ascoltare più volte per goderne le varie sfaccettature e di volta in volta alcune parti che a un primo passaggio sembravano un po’ sbiadite prenderanno colore.

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