Twisted Into Form – Recensione: Then Comes Affliction To Awaken The Dreamer

Che cos’hanno in comune, i bay-area thrashers Forbidden, il filosofo Soren Kierkegaard e gli assurdi prog-metallers Spiral Architect? Apparentemente nulla, ma i Twisted Into Form potrebbero fornirci la risposta a questo inutile indovinello. ‘Twisted Into Form’ è infatti il titolo del secondo album della fondamentale metal band americana di cui sopra. Per quello che riguarda il padre del pensiero esistenzialista, i testi di questo ‘Then Comes Affliction…”, debutto dalla gestazione incredibilmente lunga della band scandinava, sono una sorta di concept basato sulle tematiche care al pensatore danese. E se proprio state morendo dalla voglia di sapere che cosa centrano in tutto questo gli Spiral Architect, date un’occhiata alla line-up, dove troverete rispettivamente alle chitarre e alla voce Kaj Gornitzka e Leif Knashaug, membri fondatori della band che abbiamo conosciuto grazie alle folli geometrie di ‘A Sceptic’s Universe’. A completare il quadro, il mostruoso batterista degli Extol, David Husvik, e il semi sconosciuto, ma non per questo meno letale, Erik Aadland al basso. Ci troviamo di fronte a quello che, nonostante l’uscita in sordina per la Sensory e l’aspetto atipico nella discografia della band (nessuna demo e un solo album in 6 anni di attività), potrebbe con il tempo diventare un piccolo oggetto di culto. Stiamo parlando di una forma raramente sentita di quello che ad un primo ascolto possiamo definire prog-metal, musica di difficile assimilazione, geometrica ed estremamente evoluta. Qualche maligno tra di voi potrebbe freddamente liquidare quest’opera come l’ennesimo disco di tecnica, cervello e poca anima. Ma non è un disco per ascoltatori superficiali questo. È una costruzione precisa, per quanto contorta, e non priva di forti momenti carchi di emozione. La tecnica qui viene usata per definire degli stati d’animo, come dire, nulla è lasciato al caso, nulla è fine a se stesso come in una sterile dimostrazione di capacità strumentale. I pezzi sono strutturati con una logica armoniosa, difficilmente raggiungono le durate tipiche del progressive, gli assoli sono brevi e finalizzati a valorizzare il suono d’insieme, la voce totalmente distaccata, quasi a voler costruire una sovra struttura sul lavoro disumano degli strumenti. Più che ai contemporanei del genere, viene da pensare ai passati fasti di gruppi come Watchtower, Mekong Delta e Sieges Even, sacra trimurti a cui possiamo tranquillamente accostare, senza paragoni scomodi, i Twisted Into Form, soprattutto per la capacità di dare spessore emotivo ad un modo di fare musica sempre più relegato al ruolo di oggetto di masturbazione per intellettuali del suono. Vi basti sentire l’estraniante ‘Enter Nothingness’, le atmosfere orientaleggianti di ‘The Thin Layers Of Lust And Love’ o la folle ‘Coda’, e ci darete ragione sul fatto che sia impossibile rimanere estranei allo stupore all’ascolto di questo album.

Etichetta: Laser's Edge/ Sensory Records

Anno: 2006

Tracklist: 01. Enter Nothingness
02. Instinct Solitaire
03. Torrents
04. The Thin Layers of Lust and Love
05. Tear
06. Manumit
07. The Flutter Kings
08. Erased
09. House of Nadir
10. Coda

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Piero

    Quanta verità…

    Reply

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