Megadeth – Recensione: The World Needs A Hero

Diciamola tutta, nonostante il paventato ritorno al metal abbia creato una certa attesa attorno alla band, la dipartita di Friedman non lasciava presagire nulla di buono ed erano in molti ad aspettare questa uscita con malcelato scetticismo. E ad essere sinceri non ci troviamo davanti ad una rinascita miracolosa: il lavoro di Pitrelli è competente, ma nulla più, la voce di Dave non graffia come dovrebbe e soprattutto la produzione, sgonfia e sostenuta da suoni artefatti trasmette una sensazione di fiacchezza che di sicuro non invoglia a proseguire negli ascolti. Superato questo iniziale imbarazzo quello che emerge è comunque lavoro con alti e bassi, ma nell’insieme in grado di elevarsi quel tanto che basta dalla mediocrità per non sfigurare. Pezzi come la già nota ‘Dread And The Fugitive Mind’ e ‘Recipe For Hate…Wharhorse’ riescono ancora ad emozionare e la title track riporta la band sul territorio a lei congeniale della sperimentazione con un andamento funkeggiante spezzato da improvvise aperture metalliche. Da contraltare troviamo brani insignificanti come ‘Losing My Senses’ e ‘1000 Times Goodbye’, talmente piatte da non fare una gran figura neanche su un demo di una band qualsiasi. Capitolo a parte per ‘Return To Hangar’, che riprende nella struttura e nel testo la classica “Hangar 18” ovviamente senza riuscire a riprodurne il feeling, e per la conclusiva ‘When’, che ha tutta l’aria di essere una presa in giro, vista l’eccessiva somiglianza con ‘Am I Evil’.  Non danno l’impressione di essere una band al capolinea i Megadeth, ma manca la convinzione dei vecchi tempi, manca soprattutto un orientamento specifico. In definitiva bisogna sapere quello che si vuole per ottenerlo e a proposito la band americana non sembra avere le idee chiare: che senso ha comporre brani in un’ottica più heavy, per poi assassinarli con una produzione dalla pressione inesistente? Probabilmente non era davvero lecito aspettarsi di più.

Voto recensore
5
Etichetta: Sanctuary / Edel

Anno: 2001

Tracklist:

Disconnect / The World Needs A Hero / Moto Psycho / 1000 Times Goodbye / Burning Bridges / Promises / Recipe For Hate… Wrahorse / Losing My Sense / Dread And the Fugitive Mind / Silent Scorn / Return To The Hangar / When


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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