The Winery Dogs: Live Report e foto della data di Milano

Ai The Winery Dogs la definizione di “supergruppo” va ormai stretta da un po’. Ne è la riprova, in caso ced ne fosse ancora bisogno, questa nuova tappa in terra italiana, che verrà seguita poi da un’altra, in programma a inizio novembre.

JARED JAMES NICHOLS

 

L’apertura della serata spetta a Jared James Nichols, un ragazzone dalla faccia aperta e dalle forti doti comunicative con il pubblico, in un Alcatraz che registra il sold out, nel locale a dimensioni ridotte con il palco piccolo, nonostante il giorno infrasettimanale. Sei brani originali e la cover di “War Pigs” a conclusione del set ci fanno divertire e interessare fin da subito. Nichols è un chitarrista valido e un intrattenitore di buon livello; il suo rock blues è sempre piacevole e mai esagerato. Insomma, un buon inizio di serata per un musicista giovane e con una carriera ben indirizzata su binari sicuri.

Setlist:

  • Easy Come, Easy Go
  • Down The Drain
  • Hard Wired
  • Threw Me To The Wolves
  • Bad Roots
  • Nails In The Coffin
  • War Pigs

 

THE WINERY DOGS

 

Il tutto esaurito all’Alcatraz si interpreta con facilità se si tiene conto, in particolare, della grande affezione che il pubblico italiano nutre nei confronti di Mike Portnoy. Dovendo fare una sorta di classifica, probabilmente sarebbe lui, dei tre musicisti che compongono la band, quello che è stato più acclamato nel momento in cui i The Winery Dogs sono saliti sul palco. Si tratta, però, di considerazioni di importanza limitata, perché tutti e tre i musicisti sono esecutori e compositori di livello quasi sovraumano, tutti dotati di personalità distinte, che amalgamate insieme danno vita a un composto unico nel suo genere. I tre album pubblicati nell’arco degli ultimi dieci anni vengono analizzati e riproposti live in misura più o meno analoga, e la prima cosa che salta subito agli occhi è come il nuovo album “III” sia assolutamente allo steso livello dei due precedenti. Nonostante quindi la band abbia lasciato passare un po’ di tempo fra il secondo lavoro e il terzo, il valore del live si mantiene ottimo in ogni momento. Richie Kotzen, accidenti a lui, è bello, suona da paura (oltre che alla chitarra gestisce anche alcuni momenti alle tastiere) e canta anche molto bene: in pratica non ha difetti. Billy Sheehan padroneggia il basso al punto che lo si può quasi considerare un’estensione di sé; non c’è bisogno del momento dell’assolo per rendersene conto, le sue ritmiche e i suoi interventi (anche alcuni momenti come seconda voce) sono ricami preziosi che rendono unici i brani dei The Winery Dogs. Anche Mike Portnoy, che rispetto agli altri ha solo un’interazione maggiore con i presenti e si alza più volte dallo sgabello per richiamare gli applausi, è uno di quei musicisti su cui si è detto ormai tutto, che nel concerto di Milano non fa altro che confermare tutto quello di cui gli appassionati di musica, e non importa essere dei batteristi, si sono già resi conto da tempo.

I brani dei The Winery Dogs hanno la caratteristica di essere un compromesso perfetto fra la tecnica strumentale e i sentimenti appassionati; sono, in un certo senso, la dimostrazione di come si possano mescolare passione e razionalità senza eccedere da nessuna delle due parti.

Setlist:

  • Gaslight
  • Xanadu
  • Captain Love
  • Hot Streak
  • Desire
  • Breakthrough
  • Time Machine
  • Stars
  • Damaged
  • The Other Side
  • Bass Solo
  • The Red Wine
  • I’m No Angel
  • Oblivion

Encore:

  • Regret
  • Elevate

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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