In Flames: The Way To Escape – Intervista a Anders Friden e Peter Iwers

Dopo sette full-length, non ci si dovrebbe più stupire di dover ogni volta tracciare nuove definizioni e orizzonti per gli In Flames. Anche in questa occasione, con ‘Soundtrack To Your Escape’ gli Svedesi si sono spinti oltre, dimostrandosi band sopra le righe, indipendente da imposizioni esterne ma capace sempre e comunque di restare sulla cresta dell’onda. A parlarci del nuovo album sono due simpatici e cordiali Anders Friden e Peter Iwers.

Allora Anders, raccontaci un po’ come è nato questo ‘Soundtrack To Your Escape’, il contesto in cui sono nate le canzoni e qualsiasi particolare ritieni sia importante portare alla luce…

(Anders Friden) “Il disco è stato realizzato con calma e in modo mirato. Quando siamo in tour preferiamo concentrarci solo sugli show e quindi appena abbiamo avuto un po’ di tempo ci siamo dedicati anima e corpo alle nuove canzoni. Siamo andati appositamente in una casa e lì, uno di fronte all’altro, abbiamo cominciato a dare una entità precisa ai pezzi. Ogni pezzo è stato concepito e studiato separatamente, in modo da poter tirare fuori le migliori soluzioni possibili. Completata una song, si passava a quella successiva. In realtà una volta iniziata la composizione, c’erano già delle idee preparate in precedenza da Jesper o Bjorn, ma il grosso è stato tutto realizzato insieme. Abbiamo registrato il tutto in quella casa-studio, a parte la batteria, ovviamente. La cosa positiva di aver composto il disco in quelle condizioni è che eravamo tutti molto rilassati e potevamo esprimerci al meglio. Ognuno aveva idee e le proponeva agli altri, senza fretta o senza imposizioni…”

Allora si può dire che i nuovi brani siano il frutto del lavoro di gruppo e di un clima molto rilassato…

(Anders Friden) “Sì, assolutamente. Tutti hanno avuto la libertà di dire la loro e in quelle condizioni eravamo davvero a nostro agio, tranquilli e rilassati. Penso si possa percepire ascoltando il disco…”

E che mi dici della direzione musicale intrapresa? ‘Soundtrack To Your Escape’ si mostra come naturale prosecuzione del precedente ‘Reroute To Remain’. E’ stata una scelta ponderata o è venuta fuori spontaneamente durante il processo di composizione?

(Anders Friden) “Noi scriviamo i pezzi in un’ottica live, pensando a come suoneranno sul palco e come potranno funzionare nel loro complesso. Ciò che puoi sentire sul disco è la naturale conseguenza di questo modo di procedere. Questi sono i pezzi che vogliamo scrivere ora, sono la miglior rappresentazione possibile degli In Flames di oggi.”

Immagino che questo disco dividerà ancora una volta i fan e la critica in due, tra chi rimpiange il vostro passato e chi apprezza la vostra attitudine a rinnovarsi di volta in volta. Tu che dici?

(Anders Friden) “Penso che nessuno sia obbligato a comprare i nostri dischi se non gli piacciono. Mi spiego, adoriamo i nostri fan e siamo grati loro per tutto il supporto che ci hanno dato durante questi anni, ma noi scriviamo ciò che ci sentiamo dentro, non potremmo fare altrimenti. Capita ai concerti di sentire alcuni ragazzi chiedere brani da ‘Lunar Strain’ o altri vecchi pezzi. Noi non li suoniamo più dal vivo perché li riteniamo imperfetti. Agli inizi, quando eravamo giovani, volevamo metter tutto in una canzone, tutte quelle melodie insieme, differenti linee di chitarra e l’aggressività tipica del death metal. Quei pezzi sono ormai deboli, in un contesto live non sarebbero proponibili. Per quello quando suoniamo qualche pezzo vecchio è riarrangiato. Ora siamo cresciuti e abbiamo imparato a saper mettere tutto al posto giusto e nella quantità più opportuna.”

E delle influenze dell’album, che mi dici? Personalmente ho notato alcuni richiami ai Passenger, specie nell’uso dell’elettronica e per certe melodie goth…

(Anders Friden) “Nessun richiamo ai Passenger, mi spiace…” (un po’ indispettito dalla domanda, Anders cerca di rispondere con disinvoltura…) “I Passenger sono un’altra band, in cui canto e mi diverto, ma non hanno nulla a che fare con gli In Flames. Poi ognuno può avere le sue idee…” (… e cerca di salvarsi con una battuta semi-riuscita) “Riguardo a possibili influenze… noi ascoltiamo molta musica, ma credo che il risultato finale presente sul disco sia il frutto del nostro lavoro in questo momento, senza riferimenti precisi ad altri gruppi.”

Parlando del titolo dell’album, cosa vuol dire ‘Soundtrack To Your Escape’? Fuga da cosa esattamente?

(Anders Friden) “Per fuga intendiamo la fuga dalla realtà circostante. Il mondo in cui viviamo è continua fonte di pressioni, tensioni e avvenimenti negativi. La possibilità di rifugiarsi in un altro mondo, in una realtà parallela in cui trovare un attimo di pace ci è data proprio dalla musica. La nostra speranza è che con ciò che facciamo possiamo esser la via di fuga per i nostri fan.”

Un sentimento e una volontà chiaramente espressi dal primo singolo, ‘The Quiet Place’. Avete anche girato un video per il pezzo, video che le indiscrezioni davano molto vicino alle ambientazioni del film ‘Matrix’. Corrispondono a verità queste indiscrezioni? Che ci dite della realizzazione del video?

(Peter Iwers) “Per quanto riguarda il significato del brano, hai fatto centro. ‘The Quiet Place’ è il luogo di rifugio dalla vita a noi circostante e il video cerca di rappresentare al meglio tutto ciò. Ho sentito anche io quelle voci sulla somiglianza del video con ‘Matrix’, e posso dirti che non c’era nessuna volontà di citare o rifarsi a quel film. L’atmosfera cupa è possibilmente accostabile a quelle della pellicola, ma l’idea che sta dietro al video nasce spontaneamente e senza connessioni precise con qualcosa.”

Ora una piccola curiosità che poco ha a che fare con il vostro nuovo album. Voi siete Svedesi, e la Svezia ha negli ultimi dieci anni sfornato una serie impressionante di band di talento… Come vi spiegate questa situazione?

(Peter Iwers) “Credo che sia dovuto al clima che c’è in Svezia. Lì tutto è molto tranquillo, c’è poca pressione e chi suona può crescere tranquillamente, trovando il modo di esprimersi al meglio delle sue potenzialità. Infatti agli inizi della nostra carriera c’era molta più attenzione su di noi all’estero che in Svezia. Ora abbiamo un bel seguito anche nel nostro paese, ma all’inizio eravamo ignorati!”

Ad Aprile sarete in tour e verrete anche in Italia. Avete in mente qualcosa di particolare come per il tour di ‘Reroute To Remain’?

(Anders Friden) “Beh… non abbiamo ancora pensato a nulla in particolare, ma non suoneremo tutti vestiti allo stesso modo, se è questo quello che intendevi. Magari potremmo cantare le canzoni in Italiano, che dici? (ride) Scherzi a parte, vedremo, è una cosa ancora da decidere.”

L’ultima domanda per voi è più che altro una richiesta. Spesso nelle interviste dovete rispondere per ore alle medesime domande, il che può a volte diventare frustrante o noioso. Per questo avete la possibilità ora di dire quello che volete, liberamente, ai vostri fan, ai nostri lettori o a chiunque leggerà questa intervista.

(Anders Friden) “Che dire… ringraziamo tutti coloro che si interessano a noi e che ci hanno supportato in questi anni. Speriamo che il nuovo album vi piaccia, è davvero ciò che meglio ci rappresenta ora. Divertitevi e stateci bene!”

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