The Vintage Caravan: “Arrival” – Intervista a Alex Örn

Arrival” degli islandesi The Vintage Caravan (nomen omen) è un piccolo grande album in bilico fra la tradizione hard rock del passato e le fughe nello spazio, impregnato di un grande senso di libertà. Ne parliamo con il bassista della band, Alex Örn.

Come descriveresti la vostra musica a qualcuno che non vi conosce?

E’ davvero difficile da descrivere, il modo in cui vedi la musica che fai è molto diverso dall’esperienza che ne farà l’ascoltatore. Direi senz’altro che è un mix di rock old school con influenze più heavy, progressive e funky. La cosa migliore è che ciascuno ascolti e si formi un proprio giudizio.

Penso che le vostre influenze più evidenti vadano dai Black Sabbath ai Doors agli Opeth, dallo stoner rock al doom: metteresti qualcos’altro tra gli ingredienti?

Certo, ascoltiamo un sacco di progressive rock, funk, pop degli anni ’80, musica elettronica, jazz e ogni genere di schifezza. Penso che in un certo senso tutto vada a finire nel melting pot, consapevolmente o meno.

Arrivate dall’Islanda: com’è la scena musicale? E’ stato difficile per voi avere un riconoscimento internazionale?

L’Islanda ha una scena musicale molto vivace: ci sono un sacco di grandi band che suonano generi diversi ed hanno successo sia in patria che all’estero. L’attenzione per la musica islandese è cresciuta molto ed ora pare che le case discografiche straniere stiano cercando di accaparrarsi tutte le buone band islandesi che rimangono. Noi abbiamo avuto la fortuna di imbatterci in delle brave persone che avevano una gran voglia di aiutarci. Questo alla fine ha portato ad un contatto con la Nuclear Blast, fra gli altri.

Crazy Horses” è un’ottima scelta come lancio per l’album, e la canzone è in certa misura più immediata e diretta di altre presenti sull’album: cercate di immaginarvi come reagirà l’ascoltatore quando lavorate su pezzi nuovi?

Non direi, anzi a dire il vero è l’unica canzone che abbiamo messo insieme quasi esclusivamente in studio: quando stavamo finendo avevamo così tanti pezzi più lunghi e più heavy, volevamo fare una canzone che fosse veramente semplice.

La vostra musica si basa molto sull’atmosfera che siete capaci di creare: puoi dirci qualcosa del processo compositivo e di registrazione? È collegato ai sentimenti che cercate di ispirare?

Beh direi proprio di sì! Il fatto di scegliere o meno un brano dipende tutto dalle sensazioni che ci dà quando lo suoniamo. Per quanto riguarda il nuovo album il processo iniziava da un riff o qualcos’altro come punto di partenza attorno al quale costruire tutto. Abbiamo deciso di prenderci un periodo più lungo del solito per la registrazione, in modo da poter sperimentare di più in studio. È stato molto interessante e divertente al tempo stesso.

Uno dei miei pezzi preferiti su “Arrival” è “Babylon”, con tutte le sue mutazioni: ci puoi dire qualcosa di più?

Penso sia in un certo senso divertente perché “Babylon” è probabilmente il pezzo più heavy dell’album: quindi è abbastanza sorprendente che questo brano sia rimasto in testa a così tante persone, ma penso sia bello!

Un altro dei miei pezzi preferiti è la psichedelica “Winter Queen”: cosa puoi dirci di quello?

È nato per essere un brano epico ed è uno dei pezzi in cui c’è stato più spazio per la sperimentazione, soprattutto dopo che abbiamo deciso che avrebbe chiuso l’album. Alla fine siamo semplicemente usciti di testa!

L’artwork di David Paul Seymour è molto efficace: come lo avete coinvolto nel progetto?

A dire il vero attraverso la Nuclear Blast, che aveva già lavorato con lui in passato. Ma ne siamo molto soddisfatti, soprattutto perchè è molto diverso da quello dell’album precedente: crea un buon contrasto fra i due.

Quanto è importante per voi suonare dal vivo? La vostra musica sembra prestarsi molto all’improvvisazione…

È sicuramente una delle cose più importanti per noi e sì, ci piace un sacco improvvisare!

Avremo la possibilità di vedervi suonare in Italia?

Assolutamente sì, in novembre o dicembre. Stay tuned!

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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