The Treatment – Recensione: Wake Up The Neighbourhood

Abbiamo sempre seguito con un certo interesse il cammino dei The Treatment: formati a Cambridge nel 2008 ed al debutto tre anni più tardi con “This Might Hurt”, le nostre strade si sono incrociate con l’energico quintetto in occasione della pubblicazione del secondo album (“Running With The Dogs” è del 2014) e da allora non sono mancate altre recensioni, interviste e news relative a cambi di formazione e show italiani annullati. Conosciuta ed apprezzata per l’esplosività delle proprie esibizioni, una dote che li ha portati a suonare con/per KISS, Mötley Crüe, Steel Panther, Thin Lizzy ed Alice Cooper, la formazione fronteggiata da Tom Rampton ha saputo rifinire nel tempo la propria proposta, delineando un percorso di crescita che già dal 2016 li aveva fatti approdare alla corte di Frontiers. Tanto chiari sono gli intendimenti (“Flying the flag for British Rock and Roll!”) che aspettarsi scossoni e rivoluzioni stilistiche non avrebbe davvero senso: non è dunque in nome dell’innovazione che si avvierà l’ascolto di “Wake Up The Neighbourhood” – il cui titolo mi ha ricordato lo splendido “Neighbourhood Threat” di Johnny Crash (1990) – ma piuttosto di quel divertimento energico e senza pensieri che in alcuni momenti storici sembra diventare ancora più vitale, necessario.

Il compito di settare il mood spetta dunque ad una “Let’s Wake Up This Town” facile facile, in stile AC/DC, abbordabilissima sia dal punto di vista dei testi che da quello della pura costruzione: gioioso e pastoso, che come mix non è nemmeno così banale, il rock dei The Treatment sembra voler allontanare da subito ogni genere di complicazione, di pensiero e di asperità. L’opener è una canzone che si farà ascoltare volentieri in auto, ad un concerto estivo o con una birra in mano ad una festa in giardino, e la facilità con la quale si può immaginare ognuna di queste scene è un testamento ad un’efficacia che mi ha ricordato – altro paragone nobile – i Quireboys di Spike Gray (ascoltare la nostalgica “Back To The 1970’s” per credere).

In questo rock ruvido e ruspante, nel quale non mancano le note folk e blues (“Man On The Highwire”) ed i messaggi positivi (“Free Yourself” ed il suo sfizioso giretto di basso), ci senti soprattutto la capacità di aver mantenuto il legame con le radici, con la gente del villaggio e la sua quotidianità: in tempi social e distratti, la musica col volante a destra dei The Treatment possiede invece quel peso specifico e di relazione, talvolta anche quell’apprezzabile atmosfera (“When Thunder And Lightning Strikes”) che cattura l’attenzione e fa venire voglia di fare il tifo per loro, ascoltandoli se possibile in vinile: opzione peraltro disponibile in un accattivante formato arancio-marmorizzato che riempie la stanza di onesto rock e la arreda allo stesso tempo con le sue note calde.

Se escludiamo un paio di episodi ancora più derivativi confinati nella parte finale della scaletta (il chorus di “The Fire Still Burns” mi ha ricordato inequivocabilmente una “This Place Is Mad” che ho recensito l’anno scorso), tutto il disco si mantiene su una dignitosa linea mediana che, come ampiamente preventivato, non racconta nulla di nuovo sulla band inglese ma contribuisce a certificarne l’autenticità, la semplicità di intenti e la costanza di rendimento a quasi quindici anni dagli esordi discografici. Il loro è un linguaggio primitivo, indenne ed universale, mai rinnegato ed al quale non si può resistere, specialmente quando proposto dal vivo (“Fire Me Up”), interpretato con passione anche vibrante (“I Can’t Wait No Longer”) ma al quale non si può chiedere di fissarsi nella memoria al primo ascolto, perche “Wake Up The Neighbourhood” è del tutto – e serenamente, aggiungerei – privo di magia ed intuizione: la sua è piuttosto la celebrazione british di un rock consapevole dei propri limiti e pienamente a suo agio in questo ruolo di puro conforto, che non a caso ha bisogno di riproporsi con implacabile e clinica periodicità (2011 e poi 2014 e poi 2016 e poi 2019 e poi 2021 e poi 2024) per mantenersi rilevante, rispolverare se stesso e continuare a divertirci. Ad avercene.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2024

Tracklist: 01. Let’s Wake Up This Town 02. Back To The 1970's 03. When Thunder And Lightning Strikes 04. This Fire Still Burns 05. Man On The Highwire 06. I Can't Wait No Longer 07. Don't Make No Difference 08. Fire Me Up 09. Free Yourself 10. Kick You Around 11. I've Got My Mind Made Up
Sito Web: facebook.com/TheTreatmentOfficial

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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