Derosso – Recensione: The Thin Line Between Black And White

Il terzo album solista di Alex DeRosso non convince. L’heavy rock a cui ci ha abituato da anni questo guitar hero italiano perde colpi in un CD che presenta da subito notevoli scompensi… la batteria spesso è registrata ad un volume troppo alto e disturba non poco (inoltre il batterista Bob non ci fa ascoltare nulla di trascendentale, quindi… idem per il basso, troppo sotto tono); Alex come cantante non è un granchè, non permette ai brani di ottenere un quid in più che li renda maggiormente appetibili. Alcuni pezzi presentano in ogni caso dei ritornelli azzeccati (ad esempio ‘Now Or Never’) ma non vengono sfruttati dalle limitate doti canore di Alex. I testi introspettivi e noiosi non contribuiscono a render più interessante la proposta nel suo complesso. L’unico lato positivo di ‘The Thin Line Between Black And White’ è rappresentato proprio da alcuni virtuosismi e dall’inventiva di DeRosso che sicuramente con la chitarra è in grado di ottenere buoni risultati, come i riff di ‘You Don’t Need Me’ o gli assalti di ‘A Good Past’ o le raffinate variazioni melodiche della quasi alternativa ‘ Pretty Cry’. Inoltre il chitarrista non indulge mai nell’ autocelebrazione e si espone solo nella giusta misura, senza strafare. Peccato che i lati positivi siano solo questi.

Voto recensore
4
Etichetta: Atrheia / Edel

Anno: 2002

Tracklist: Tracklist: Nowhere, Somewhere / Now Or Never / You Don’t Need Me / Try / Eternity / A Good Past / Every Moment / Pretty Cry / Waiting / Into The Arena / Nobody Is Perfect

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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