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Death – Recensione: The Sound Of Perseverance (Reissue)

Sono passati anche più di dieci anni, ma non li dimostra affatto. E se  anche dietro all’opera della Relapse Records, che con la ristampa di ‘The Sound of Perseverance’ in versione deluxe dà il via ad un’iniziativa più ampia (che si suppone nasca dal triste anniversario del decennale dalla morte di Chuck Schuldiner), ci fosse solamente il mero interesse commerciale, importerebbe poco. Un album con un simile spessore, dove Schuldiner ha messo tanto di sé, ma ha anche saputo utilizzare strumentisti d’eccezione (Richard Christy alla batteria, Scoott Clendenin al basso e Shannon Hamm alla chitarra), è uno di quelli che non subiscono lo scorrere del tempo, e suonano moderni e vivi anche  quando gli anni e gli eventi tragici ne hanno segnato la vita. Questa nuova edizione comporta una sola variazione sostanziale, quella della copertina, simile all’originale ma dalle tinte più sfumate e dai contorni in un certo senso più definiti. L’album è stato anche rimasterizzato, ma con  l’accortezza di non avere operato stravolgimenti di sorta nella produzione.  Quello che forse può lasciare più perplessi è il contenuto dei CD 2 e 3, che altro non sono se non una raccolta di versioni demo, corredate di relativa spiegazione, degli stessi brani che sono contenuti nel CD principale. Abbiamo così la possibilità di ascoltare ben cinque versioni diverse di ‘A Moment Of Clarity’, risalenti a diversi anni e con diversi cantanti al microfono, quattro di ‘A Story To Tell’ e di ‘Bite The Pain’, e così via. Ora, da un lato è sicuramente una fonte di interesse ascoltare la genesi di un brano, anche perché questo ci fa rendere conto di quanto tempo e di quanta fatica sia stata impiegata da Schuldiner e compagni per ottenere un risultato così importante ed unanimemente accolto come uno dei capolavori dei Death. Dall’altro lato, considerando che i CD 2 e 3 contengono versioni demo dei brani, che non sempre differiscono poi molto dall’originale, e con  un conseguente abbassamento del livello della registrazione, sorge qualche perplessità sull’effettiva utilità di tutti questi contenuti speciali. È difficile quindi giungere ad una conclusione definitiva su questo lavoro; l’unica cosa che si può fare è constatare ancora una volta come ‘The Sound Of Perseverance’ rimanga una pietra miliare del metal estremo degli anni ’90, e questo indipendentemente dal restyling della copertina (per il quale qualche purista avrà certamente gridato allo scandalo) o da tutte le aggiunte che vi si possono fare.

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