[Osian] – Recensione: The Slow Fade Of Loving Things

Giungono al secondo full lenght i baresi [Osian], e lo fanno con le idee chiare e l’esperienza necessarie a confezionare l’ottimo ‘The Slow Fade Of Loving Things’. Se, come chi scrive, pensando al desolato panorama musicale italiano, siete di quelli che si chiedono ‘Ma c’è vita su questo pianeta?’, sappiate che la risposta è celata tra le undici tracce di questo di questo cd. C’è vita, si, ma si tratta di una creatura mutante e schizofrenica che vive immersa nell’oscurità, e per capirne le fattezze bisogna accarezzarla ad occhi chiusi, per scoprire sensazioni non sempre piacevoli. Nella musica degli [Osian] convivono in egual misura il passato thrash metal della band, la crema più morbosa del nu metal della seconda metà degli anni ’90 e intuizioni dark sporche di sonorità industriali e suoni gotici, insomma tutte le tinte scure necessarie per dipingere l’apocalisse interiore del frontman Rao, che sa esprimere un immaginario da incubo pur rimanendo lontano dai luoghi comuni del caso (assolutamente da leggere il testo di Blue Wool Fields, da pelle d’oca). La produzione all’altezza e l’artwork semplice ma d’effetto completano un quadro d’insieme ottimo per una band che, forte anche di un’esperienza decennale, dimostra quanto valga la pena per un gruppo italiano credere nella propria proposta, anche quando questo comporta doversi buttare in faccia al niente di un mercato come il nostro, spesso crudele proprio con i migliori.

Voto recensore
8
Etichetta: Rising Works/Self

Anno: 2006

Tracklist: 01. The Place Of Strawbarries
02. In Vitriol
03. The Slow Fade Of Loving Things
04. Incorporeal
05. By Your Own Hand
06. Penicillin
07. Oleander
08. Noir
09. A Cold July
10. Blue Wool Fields
11. Terrorbeats

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