Domain – Recensione: The Sixth Dimension

‘Heavy metal classico e hard rock in crisi d’idee!’, è un’affermazione molto diffusa attualmente ma, come spesso avviene, un po’ troppo stereotipata. Certo, non è facile riuscire ad essere personali in un genere di questo tipo, carico di tradizioni e di gruppi che ne hanno fatto la storia, con un carisma della solidità della cordigliera delle Ande, ma i tedeschi Domain, non certo un gruppo di primo pelo, hanno quel quid in più per fare grandi dischi, di quelli che ti entrano dentro e te li fanno amare per moltissimi motivi. ‘The Sixth Dimension’ che, come dice il titolo stesso, è il loro sesto full-length, ha tutte le qualità per essere definito un gran disco di heavy classico con influenze hard-rock sinfoniche. Prima fra tutte, una produzione moderna ed aggressiva, ma senza che ciò snaturi il genere, con chitarre compatte, pronte ad esaltare l’operato di Axel Ritt, ispiratissimo nelle ritmiche possenti e veloci di ‘World Gone Crazy’, ‘Warpath’ e ‘Talk to the Wind’, coadiuvato dalla batteria macina-chilometri dell’uomo dalla doppia cassa facile che risponde al nome di Stefan Köllner. Ma vicino all’impatto hard’n’heavy c’è anche la melodia, a volte vicina all’andamento medievaleggiante di ‘King’s Tears’, altre con l’occhio rivolto al gusto sinfonico di Rainbow e Malmsteen di ‘Time Machine’ dove il già citato ax-man Ritt sfodera assoli di gran gusto e perizia esecutiva. A coronamento di tutto ciò, altre due carte di questa scala reale (assieme al bassista ‘made in Italy’ Sandro Lo Giudice): le tastiere, l’Hammond e l’organo di Erdmann Lange e la bellissima voce di Carsten Schulz, rovente nei pezzi più aggressivi e che richiedono estensione e potenza, ma anche carezzevole e da farti venire un po’ il groppo in gola in ballad come ‘One Perfect Moment’, che appaiono uscite dal cilindro della migliore tradizione AOR americana, con tanto di Cadillac che attraversa placida il deserto dell’Arizona (non serve essere nati lì per fare certe cose, l’hanno dimostrato i Gotthard stessi!). Un disco innovativo? Non direi proprio. Un album ruffiano ed al passo coi tempi? Nemmeno. Concentrato di tecnica per maniaci dello strumento? Neppure. Solo e semplicemente un gran disco di hard-metal melodico ma grintoso, come se ne sentono pochi, da un gruppo che ha questa musica nel DNA. Un consiglio, non solo rivolto ai fan del genere, ma a tutti: procuratevelo e fatelo vostro nell’anima.

Voto recensore
8
Etichetta: Point Music

Anno: 2003

Tracklist: World Gone Crazy
Your Favourite Curse
King’s Tears
One Perfect Moment
Burning Red
Warpath
Time Machine
Skylighter
Young Hearts Can Fly
Last Exit Moon
Talk To The Wind
Rats In The Cellar (bonus track)
Charade (bonus video clip)


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