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The Silent Rage – Recensione: Nuances Of Life

Quasi omonimi degli americani Silent Rage, band di rock melodico il cui ultimo lavoro in studio fu pubblicato nel 2008 da Frontiers, i The Silent Rage sono in realtà una formazione greca dedita al power metal e fresca di firma con un’altra etichetta italiana, questa volta la Scarlet Records di Melegnano. Ispirati da Judas Priest, Iced Earth, Primal Fear, Brainstorm e Nevermore, i Silent Rage – quelli con l’articolo – possono vantare una storia che risale al 2006, anno della loro fondazione nella capitale Atene. Fu infatti il chitarrista Nikos Siglidis ad accendere la miccia di un gruppo che, negli anni successivi, avrebbe poi suonato insieme a Rage, Grave Digger, Stratovarius, Sabaton, Epica, Symphonity, Kamelot… e pubblicato un paio di EP, partecipato a varie compilation e finalmente esordito sulla lunga distanza con la registrazione di “The Deadliest Scourge” (2014). “Nuances Of Life” arriva dunque a distanza di quasi dieci anni dall’ultimo lavoro, dopo una gestazione che ha dovuto fare i conti con le grigie lungaggini della pandemia ed alcuni cambi di formazione, risultati nell’entrata di un nuovo cantante (Michalis Rinakakis) ed un nuovo bassista (George Haniotakis). Completati da Nikos Sarbanis alla seconda chitarra e Stamatis Katsafados alla batteria, i The Silent Rage propogono un power moderno ed oltretutto quasi interamente made in Greece, perché prodotto da Fotis Benardo (Nightfall, Septicflesh, Melechesh), masterizzato da George Nerantzis (Pain Of Salvation, Abbath, Nightrage) ed illustrato dai colori di Giannis Nakos (Remedy Art Design).

The Silent Rage  - The Serpent Lord (Official Video)

Caratterizzato da una durata sostanziosa, prossima ai sessanta minuti di esecuzione, “Nuances Of Life” riconosce immediatamente i propri debiti artistici con una prima traccia dal gusto moderno ed heavy: i rimandi alle vocals di Rob Halford, alla melodia lineare del power americano (“Code Of Destruction”) e ad una costruzione imponente alla Blind Guardian (“Ghost Of A Wayward God”) sono evidenti, così come anche la capacità dei cinque musicisti di allestire uno spettacolo solido ed una scena musicale di imponente grandezza. Se infatti dal punto di vista strettamente creativo l’album non offre grandi sussulti, il modo fresco e fortemente dinamico col quale i suoi brani iniziali si susseguono garantisce un ascolto che gli amanti del power epico e ritmico ad oltranza non disdegneranno affatto. Anche grazie alla presenza di alcuni artisti ospiti, tra i quali i cantanti Stu Block (Into Eternity, Annihilator, ex Iced Earth) e Harry “The Tyrant” Conklin (Jag Panzer) ed il tastierista Bob Katsionis (Stray Gods, ex Firewind), il disco offre anche un ulteriore motivo di interesse: alcuni passaggi cantati ed altri strumentali sono infatti particolarmente incisivi, con una sezione ritmica mai in affanno a garantire quel tanto di supporto che serve (“Another Fallen Dreamland”). Se da un lato “Nuances Of Life” gioca bene le sue carte, condendo qua e là il suo power con apprezzabili acuti e pregevoli assoli (“Exhaling Fear”), dall’altro è possibile che alcuni si aspettassero qualcosa di più – in termini di profondità, sfumature e personalità – dopo un silenzio così prolungato e data l’appartenenza ad una scena metal, quella greca, che ho sempre ritenuto interessante per la qualità delle proprie uscite e la voglia di proporre qualcosa di orgogliosamente, gloriosamente personale.

Al contrario, la crescente prevedibilità della maggior parte di queste tracce (“Crows Fly Back”), così come lo sviluppo un po’ prolisso che affiora spesso in superficie (“Scarlet Dawn”), hanno poco a che fare con le sue inesistenti nuances e condannano senza pietà questo disco – comprese una title-track svogliata ed una ballad del tutto incolore (“Black Monday”) – ad assolvere ad una funzione minore e tristemente fattuale, che è solo quella di testimoniare il buono stato di forma dei The Silent Rage… rimandando alla prossima tappa del contratto multi-album firmato con Scarlet l’appuntamento con lo stuzzicante, l’irresistibile ed il veramente coinvolgente. Ed arrivati al giro di boa, va detto, si sente il bisogno di integrare l’ascolto con un altro passatempo (una paio di partite a Tetris nella classica modalità B, nel mio caso) per arrivare motivati e svegli alla fine della tracklist. Peccato, perché da una band rodata e che presto festeggerà il ventennio di storia ci si aspetterebbe che la fase delle promesse e della prospettiva futura appartenesse, invece ed ormai definitivamente, al passato.

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