Thulsa Doom – Recensione: The Seats Are Soft But The Helmet…

In Norvegia qualcuno è impazzito. Nella tradizione Ramonesiana, ecco i fratelli Doom, sei pazzi furiosi cresciuti a stoner e grunge, intenzionati a non porre la parola serio in alcuna delle loro attività, piuttosto presi dallo sbeffeggiare tutto e tutti con una raccolta di canzoni sulfuree nella migliore tradizione desertica. Non ci sono lunghe cavalcate in stile Kyuss, piuttosto alcune composizioni più serrate come ci avevano abituato gli Spiritual Beggars, divertenti, divertite e sature di spezie ed alcol. Inutile soffermarsi su un testo quale ’21st Century, Where Can I Get A Fuckable Little Grungette?’ con un Papa Doom sugli scudi ed un Doom Perignon strabordante. La spirale di ‘Ambulance Ride’ sembra voler giungere alla (ri) scoperta fisica del moto perpetuo invitando l’ignaro ascoltatore all’eterno ripetersi della traccia. Poco da fare, inutile prendersi sul serio, si tratta soltanto di mettere gli amplificatori al massimo della potenza e lasciarsi saturare. C’è da divertirsi, senza alcun dubbio, ma questa volta una proposta stoner seppur derivativa, lascia al palo l’ispirazione vocale di Ozzy Osbourne per arrivare a lasciare un sorrisetto stampato alla fine di ‘Way Too Tight’. Ultima menzione per la formazione della famigliola: Papa Doom, El Doom, Doom Perignon, Angelov Doom, Fast Winston Doom, Ingus Doom. Questi i nomi, ora tocca a voi.

Etichetta: Devil Doll

Anno: 2002

Tracklist: Centerfold Blues / You Go First / Clean Your Plate / Ambulance Ride / Sins OF The Next Man / Definition Of What Made Me / Birthday Pony / “1st Century, Where Can I Get A Fuckable Little Grungette? / He’s The Head / Way Too High

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