Tiamat – Recensione: The Scarred People

“Amanethes” ci consegnava i Tiamat in ottima forma, una band capace di osare e di sperimentare sonorità sfaccettate seppur riconducibili a quel caratteristico alone crepuscolare. Un disco efficace, semplice nella sua struttura, eppure in grado di emozionare in forza di brani che non facevano registrare il minimo calo di tensione. Ripetersi non sarebbe stato semplice e in effetti il nuovo “The Scarred People”, che esce a quattro anni di distanza e vede l’ensemble fresco di contratto con Napalm Records, non riesce a ricalcare completamente il suo ottimo predecessore. Per fortuna John Edlund e soci non falliscono nell’intento di offrire un ascolto gradevole sotto ogni punto di vista, forti di un’esperienza e di un mestiere più che ventennali. Ecco dunque che “The Scarred People” si rivela un disco che punta in modo più deciso sulla sicurezza piuttosto che sulla voglia di osare, offrendo tracce che vanno da un gothic metal melodico godibilissimo e di semplice fruizione (la titletrack ha tutte le potenzialità del singolo vincente) a un modus operandi più fisico e introspettivo (“Radiant Star”, “Love Terrorist”), Non mancano momenti sui generis, come la spiazzante e pinkfloydiana “Tiznit”, altro highlight di un ascolto assolutamente scorrevole e consigliato senza indugi ai fan della band. Tuttavia, non nascondiamo che ci saremmo aspettati di più.

Voto recensore
7
Etichetta: Napalm Records / Audioglobe

Anno: 2012

Tracklist:

 

01. The Scarred People
02. Winter Dawn
03. 384EKteis
04. Radiant Star
05. The Sun Also Rises
06. Before Another Wilbury Dies
07. Love Terrorists
08. Messinian Letter
09. Thunder & Lightning
10. Tiznit
11. The Red of the Morning Sun


Sito Web: http://www.facebook.com/tiamat

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Ben

    …che album! che ritorno! Amanates lasciava un po’ spiazzati, ma qui non ci sono dubbi, se solo avessero più continuità..bè godiamocelo !

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi