Calamus – Recensione: The Same Old Demons

Ci sono due cose che rendono il rock irritante: la prolissità e la pretenziosità. I Calamus, nonostante possano vantare una discografia piuttosto consistente –una mezza dozzina di dischi dal ’95 ad oggi- riescono nell’intento di unire questi due ingredienti, miscelandoli sapientemente in tutte le combinazioni possibili nell’arco delle nove canzoni di questo “The Same Old Demons”. Dobbiamo andare oltre? Ok. I quattro tedeschi, che la coraggiosa etichetta francese Bad Reputation definisce come figli legittimi di Kyuss e Black Sabbath, vuoi per la produzione un po’ insipida, vuoi per un songwriting non proprio eccezionale, scatenano più di uno sbadiglio con una musica che vorrebbe essere un’emozionante incursione nel desert sound d’altri tempi, ma in realtà è poco meno commovente di un matrimonio a Las Vegas. Avete presente no, conoscete una bella ragazza in hot-pants e cappello da cow-boy in una birreria, decidete di fuggire insieme e sulla strada per il deserto vi ritrovate, completamente sbronzi, in una di quelle chiesette dove per venti dollari un tizio che somiglia a Maurizio Mosca vi dichiara marito e moglie. Poi lei il giorno dopo vi confessa di chiamarsi Bruno. Se questa vi pare un’avventura, allora i Calamus sono una band stoner in piena regola. Se siete dalla nostra invece, avrete intuito che si tratta di un album fatto di qualche promessa non mantenuta, come la tutto sommato discreta ‘Six Feet Down’, e parecchie brutte sorprese, come tutto il resto del disco. D’altronde, se nel deserto crescono i cactus e non i crauti, un motivo ci deve pur essere.

Voto recensore
5
Etichetta: Bad Reputation

Anno: 2006

Tracklist:

01. Ride The Night

02. Once More

03. Make You Cry

04. Who’s Gonna Lie To Me

05. Speed Queen

06. All Fear

07. Six Feet Down

08. Sunshine

09. Devil’s Run


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