Asphyx – Recensione: The Rack (ristampa 2006)

E’ cominciata la stagione delle ristampe anche per il genere estremo. Molti dei dischi assenti dagli scaffali dei negozi ormai da anni torneranno disponibili nei prossimi mesi grazie ad una serie di riedizioni che non ha precedenti nella storia. Un bene, perché avere un’idea al di là dei soliti nomi di quale fosse la scena di fine ottanta/inizio novanta serve a rendersi conto di come la creatività di quell’epoca sia stata insuperabile. Prendete ad esempio questo debutto degli Asphyx; non erano certo la miglior band europea e ‘The Rack’ non è probabilmente nemmeno il loro miglior lavoro, eppure tra queste note si cela un’urgenza espressiva che non troverete in nessuna altra formazione. Death, thrash e doom si amalgamano in modo da creare una pasta sonora tenebrosa ed aggressiva. La voce di Martin Van Drunen (anche nei Pestilence) è impressionante nella sua acidità strozzata, perfetta per sottolineare testi che parlano di morte, religione e orrori ultraterreni. Tematiche standardizzate per oggi, ma che al momento avevano una loro validità e originalità, anche perché si cercava di costruirci attorno una canzone che avesse un senso ed una dignità propria senza imitare nessuno. Dal punto di vista sonoro non aspettatevi una produzione in grado di competere con la perfetta formalità di oggi, ma la carenza viene compensata assolutamente dalla personalità. Per la cronaca questa riedizione contiene anche una registrazione dal vivo del 1991 che non supera la qualità di un discreto bootleg, ma che pare comunque interessante come documento storico.

Etichetta: Century Media / Emi

Anno: 1991

Tracklist:

01. The Quest Of Absurdity

02. Vermin

03. Diabolical Existence

04. Evocation

05. Wasteland Of Terror

06. The Sickening Dwell

07. Ode To a Nameless Grave

08. Pages In Blood

09. The Rack

10. – 20. Live In Amsterdam 1991


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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