The Quireboys: Live Report e foto della data di Bergamo

Il ritorno dei The Quireboys in Italia è ormai una consuetudine quasi annuale, un piccolo rituale a cui ci sottoponiamo sempre volentieri, almeno fino a quando Spike e compagni non continueranno a produrre album di ottimo livello come l’ultimo, “St. Cecilia And The Gypsy Soul” e a dare tutto il meglio di loro stessi sul palco, con la loro solita dose di rock and roll e blues a pieno ritmo.

L’appuntamento in provincia di Bergamo è nella nuova sede del Druso Circus, una buona posizione dopo che si riesce a vincere le resistenze dei navigatori satellitari che sembrano bramosi di mandarti da tutt’altra parte. I primi a salire sul palco sono i bresciani Seddy Mellory, un trio dedito a un punk rock in stile Ramones, che presentano il loro disco d’esordio a locale ancora mezzo vuoto e riscuotendo consensi, per la verità, abbastanza tiepidi.

Di ben altra pasta sono i Thirteen Stars, che nonostante le camicie da mandriani, i cappelli alla texana  e un nome che rimanda agli States, sono inglesi a tutti gli effetti. La loro musica rimanda a un onesto southern rock, ben suonato e coinvolgente, che diverte da subito e fa trascorrere quaranta piacevoli minuti in compagnia di questa band, un nome praticamente sconosciuto in Italia, ma che gli appassionati del genere dovrebbero trovare interessante.

Sono all’incirca le 23.00 quando salgono finalmente sul palco i The Quireboys. Rispetto all’ultima volta in cui abbiamo incrociato la strada della band britannica, non è cambiato molto. Spike e soci continuano a macinare date in giro per il mondo con la freschezza dei rocker di esperienza, che sanno tirare fuori una serata perfetta anche quando circostanze esterne, come un po’ di tosse per Spike e un’acustica non proprio eccellente (per la quale il frontman si scuserà subito prima dei bis), potrebbero aprire a una strada in salita. La setlist proposta alterna come solito brani tratti dai primi due album della band, che risalgono ai primi anni ’90, e pezzi più recenti, come ad esempio “Gracie B“, che è stato il singolo apripista dell’ultimo album. Sempre piacevoli anche “Roses & Rings“, “Mona Lisa Smiled” e “There She Goes Again“; in sostanza, tra i brani che i The Quireboys eseguono di solito dal vivfo, manca soltanto “I Love This Dirty Town“. Il finale è invece riservato come di consueto a “7 O’ Clock“, introdotta da Spike che urla: “What’s the time?” al pubblico e ricevendo in cambio un’ovazione entusiasta, e all’accoppiata “I Don’t Love You Anymore” e “Sex Party” per i bis. Una grande lezione di rock and roll che vale più di cento discorsi teorici, i The Quireboys mantengono il loro fascino magnetico anno dopo anno e un concerto dopo l’altro.

Setlist:

  • Black Mariah
  • Too Much Of A Good Thing
  • Misled
  • The Finer Stuff
  • There She Goes Again
  • Gracie B
  • This Is Rock ‘n’ Roll
  • Mona Lisa Smiled
  • Whippin’ Boy
  • Tramps And Thieves
  • Hey You
  • Beautiful Curse
  • Sweet Mary Ann
  • 7 O’ Clock

Encore:

  • I Don’t Love You Anymore
  • Sex Party

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. walter

    bellissimo concerto, seguo i Quireboys dal loro primo Monster of rock a bologna, ma questo per me è stato senza dubbio il migliore….. perché il mio bimbo, il piccolo Stevie Ray (2 anni e mezzo di puro bimbo Rock ) che a casa è sempre felice di vedere il DVD del suo “Spike” ha ascoltato ( ovviamente con i tappi ) e apprezzato seguendo l’intero spettacolo….. è stato un grande Dave, il batterista che nella pausa dei bis, è sceso dal palco e ha regalato al piccolo Stevie le sue bacchette…. che adesso non molla più.
    e io che speravo ad un futuro chitarrista 😉

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