Hades Almighty – Recensione: The Pulse Of Decay

Un disco fantasma. Questo è stato fino ad oggi ‘The Pulse Of Decay’ dei norvegesi Hades Almighty. Inciso già nel 2000 il lavoro non era stato mai distribuito per problemi imperscrutabili e questa qui presa in considerazione è la nuova recente edizione che presenta i 7 brani della scaletta originale più tre nuove tracce (di cui una è la discreta cover dei Manowar ‘Each Dawn I Die’) e un videoclip. Ben accolto già all’epoca dalla stampa di settore il disco è in effetti un buonissimo esempio di black-metal avanguardista che si permette qualche piccolo flirt con l’industrial senza per questo sminuire l’anima nera tipica del genere. Chi ha in testa il viking metal degli esordi può tranquillamente rimuovere il ricordo dalla mente, il sound della band è infatti completamente differente e l’unico punto di continuità si può riscontrare nell’uso ossessivo di ritmi rallentati che rappresentano evidentemente un metodo d’espressione particolarmente gradito agli Hades Almighty. Cupo ed horrorifico il nuovo volto della band si alimenta con incubi e malvagità più che richiamare saghe epiche e miti pagani, ma non per questo la capacità di creare atmosfera risulta meno convincente. Plauso particolare va alla voce sussurrata e acidula di Janto, un singer in grado di interpretare al di là di urla e grugniti. Tra le tante buone song ci ha colpito particolarmente ‘Razor’ che riesce in modo magistrale ad accomunare le aggiustature stilistiche recenti con un vago rimando all’epico che fu. Piccola parentesi per le due nuove tracce, in sostanziale continuità con quanto prodotto prima, anche se sembra essersi accentuata l’influenza di una band come i Satyricon (ultimo periodo) con conseguente aumento della velocità. Da ascoltare.

Voto recensore
7
Etichetta: Karisma / Masterpiece

Anno: 2004

Tracklist: 01. 216/Cataclysmic
02. Submission Equals Suicide
03. The Pulse Of Decay
04. The Antichrist Inside
05. Vendetta Assassination
06. Apocalypse
07. Razor
08. Generation Murder – Rape (Bonustrack)
09. Cyber Alchemist (Bonustrack)
10. EachDawn I Die (Bonustrack Manowar-Cover)
11. Submission Equals Suicide (Videoclip)

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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