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Ring Of Fire – Recensione: The Oracle

I Ring Of Fire sono null’altro che la continuazione del progetto solista del carismatico Mark Boals che, lasciatosi alle spalle la collaborazione con Malmsteen, ha deciso di raccogliere attorno a se una band di virtuosi con la sua stessa passione per la musica di stampo neo-classico: Vitalij Kuprij, Virgil Donati e Tony Macalpine, poi sostituito dal meno noto George Bellas. Risultato? Due dischi (questo e il precedente solista) molto simili tra loro e immancabilmente molto vicini allo stile proposto dallo stesso Malmsteen. Unica novità portata dal cambio di nome appare la trabordante presenza delle tastiere che il talento e la scarsa propensione a rimanere nell’ombra del mostruoso Vitalij portano spesso in primo piano, anche a discapito del povero George che evidentemente soffre del minore prestigio della sua chitarra. Alcuni brani sono comunque azzeccati, l’esecuzione è ovviamente impeccabile e alla fine non ci sono gli elementi per una bocciatura, ma lasciateci un sospiro di delusione ed insieme di rassegnazione (visto che la cosa accade sempre più spesso) nel constatare come quattro fenomeni abbiano partorito un’opera ‘Normale’. E nella vostra testa questa parola non dovrebbe suonare assolutamente come un complimento.

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