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The Offspring – Recensione: Let The Bad Times Roll

Tornano dopo un’attesa di nove anni gli Offspring, band Punk-Rock che ha marchiato con i suoi dischi la scena musicale globale. Se eravate adolescenti negli anni ’90, allora sicuramente conoscerete singoli come “Self Esteem”, “Pretty Fly (For A White Guy” o “You’re Gonna Far, Kid”, brani che hanno raggiunto importanti posizioni nelle classifiche di tutto il mondo. Nato sul finire degli eighties, il gruppo californiano ha saputo portare avanti la sua proposta nel corso di tre decadi, e adesso presenta questo “Let The Bad Times Roll” sotto l’egida di Concord Records.

Il decimo disco combo a stelle e strisce era pronto già l’anno scorso, ma l’emergenza Coronavirus e discordie con la precedente etichetta hanno obbligato i nostri a posticiparne la pubblicazione; ma, superato ogni ostacolo, eccoli finalmente pronti ad allietarci con un sound ben noto a tutti gli amanti del gruppo. Sì, perché nonostante il periodo di inattività e uno iato di quasi dieci anni, gli Offspring sono ancora in grado di realizzare brani potenti, immediati, contraddistinti da sonorità e soluzioni che rappresentano il loro marchio di fabbrica. Basta far partire il full-lenght per rendersene conto: “This Is Not Utopia” è un’opener solida e grintosa il giusto per catturare l’attenzione, mentre la title track già si candida a diventare il prossimo tormentone del combo statunitense, con un’alternanza di approcci funzionale e accattivante.

 

 

Lungo il percorso non mancheranno altri esempi del classico Offspring-sound, con esempi quali “Army of One”, uno dei punti più altri dell’intero disco grazie a una scrittura ispirata e una melodia catchy, o la terremotante “Breaking These Bones”, fresca e travolgente con il suo ritornello concepito per essere cantato a squarciagola. Se sono questi gli episodi che preferite maggiormente, allora “The Opioid Diaries” vi farà felici con la sua anima sfrontata; il brano più riuscito dell’intero lotto, però, è senza dubbio “Hassan Chop” che non avrebbe sfigurato in un disco come “Smash” del 1994.

Non mancano mid-tempo quali “Behind Your Walls”, o la sperimentale (per i canoni della band) “We Never Have Sex Anymore”, con il suo approccio Jazz ballabile e davvero coinvolgente. Discorso analogo anche per la strumentale “In The Hall of The Mountain King”, traccia che riprende l’ultimo brano della suite op. 46 di Edvard Grieg per trasformalo in un intermezzo divertente. Chiude “Let The Bad Times Roll” una versione pianistica di “Gone Away”, brano già apparso in “Ixnay On The Hombre” del 1997.

 

 

Alla lunga, le dodici composizioni appaiono più ispirate rispetto al precedente “Days Go By”, molto più a fuoco e con un numero maggiori di papabili hit che faranno la gioia di vecchi e nuovi fan. Gli Offspring sono cresciuti e nonostante gli oltre trent’anni di carriera riescono ancora a intrattenerci con una proposta genuina e sempre credibile. Date una possibilità a questo platter, non ne resterete delusi.

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