Ten – Recensione: The Name Of The Rose

Secondo album del gruppo capitanato da Gary Hughes, ‘The Name Of The Rose’ ha mostrato i Ten nella loro veste migliore e più completa, quella capace di sposare in maniera perfetta un’aggressività che a tratti non sfigurerebbe a fianco di gruppi di epic metal e una dolcezza capace di sciogliere anche il metallaro più duro. La capacità compositiva di Hughes, in effetti, in questo lavoro rifulge in tutto il suo splendore e la varietà degli stili che si intrecciano sull’album non corrisponde ad un saliscendi a livello qualitativo, come di solito accade a chi troppo vuole.

Al di là del valore musicale, ‘The Name Of The Rose’, uscito a meno di un anno di distanza dall’opera di debutto della band inglese, confermò l’elevatissimo standard qualitativo della Now & Then, legittimando l’etichetta di Wigan nel ruolo di leader in quella che è stata la rinascita dell’hard rock melodico, se non a livello di vendite almeno a livello di seguito di appassionati. Certo, un discorso del genere può far sorridere in un paese dove questo tipo di musica è decisamente poco conosciuto e ancora meno ben visto, ma i successi ottenuti in Giappone da Ten ed epigoni, nonché la fioritura di numerose band in terra d’Albione, ma anche, di nuovo, in Svezia e negli Stati Uniti, giustificano chi ancora crede che questo genere abbia il diritto di avere una sua visibilità.

‘The Name Of The Rose’ si apre con un trittico da infarto. L’epica e variegata traccia omonima mette subito in evidenza il trademark dei Ten, con l’alternanza di chitarre elettriche ed acustiche, di sfuriate di grande potenza guidate dall’estro del chitarrista Vinny Burns e momenti di calma rilassante in cui la voce di Gary Hughes risalta in tutta la sua profondità. ‘Wildest Dreams’ segue senza che ci sia un attimo di silenzio fra i due pezzi: si tratta di una ballad che lascia senza parole per la semplicità con cui scorre, senza rinunciare però a dei preziosi arrangiamenti. ‘Don’t Cry’ conclude il trittico, e lo fa in maniera diretta, con un chorus che rimane in testa fin dal primo ascolto. A spezzare l’atmosfera arriva ‘Turn Around’: introdotta dalle tastiere di Ged Rylands, si tratta di una canzone difficile da descrivere, una specie di ballad che si conclude con una parte a cappella da brividi. In ‘The Pharaoh’s Prelude’ e ‘Wait For You’ si fa strada la passione di Gary Hughes per la mitologia egizia, che si traduce in un discorso musicale a tratti orientaleggiante, senza rinunciare però ad un chorus di grande impatto. L’epica ‘The Rainbow’ è più tradizionale, mentre il ritmo rallenta con ‘Through The Fire’. ‘Goodnight Saigon’ è di nuovo aggressiva, ma il brano più deciso in questo senso è ‘Wings Of The Storm’, in cui i veloci riff di Burns si susseguono senza tregua, sposandosi magnificamente con la voce di un Gary Hughes che sembra sempre molto rilassata, come se cantare a questi livelli fosse la cosa più facile del mondo. ‘Standing In Your Light’ è la ballad che conclude l’album, discostandosi leggermente, a livello di sound, dal resto dei brani: Burns a tratti ricorda Slash, e le parti cantate virano verso il pop, ma la chiusura a cappella è ancora una volta da pelle d’oca.

A completamento del CD originale, le due bonus track ‘The Quest’ e ‘You’re My Religion’ non aggiungono granché al valore – già eccezionale – dell’album. Il primo è un pezzo aggressivo, l’altro si spinge in territori pop con risultati non esaltanti. Va detto che ‘The Name Of The Rose’ è stato ripubblicato insieme all’album di esordio omonimo dei Ten. Come a dire due grandi lavori al prezzo di uno.

In chiusura, non resta che ribadire i due motivi per cui ‘The Name Of The Rose’ è fondamentale: a livello contenutistico si tratta di un prodotto di assoluto valore, che va ben oltre i confini dell’hard rock melodico, mentre la sua importanza storica per il genere cui è normalmente associato è anch’essa, col senno di poi, indiscutibile.

Etichetta: Now & Then / 99Th Floor

Anno: 1996

Tracklist: 01. The Name Of The Rose
02. Wildest Dreams
03. Don't Cry
04. Turn Around
05. The Paharaoh's Prelude: Ascension To The Afterlife
06. Wait For Me
07. The Rainbow
08. Through The Fire
09. Goodnight Saigon
10. Wings Of The Storm
11. Standing In Your Light

Bonus Tracks:

12. The Quest
13. You're My Religion

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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