Theater Of The Absurd – Recensione: The Myth Of Sisyphus

Sono diversi anni che l’underground che si muove intorno ad un genere come il progressive metal non ottiene grande ribalta mediatica; ormai, anche nell’hard e nell’heavy metal, il pubblico appare più facilmente attratto da formule di facile presentazione e digeribilità che meglio si adattano al consumismo rapido della tecnologia attuale. Non di meno in questo contesto resistono realtà in grado di mantenere in vita ed ampliare il concetto originale e di tenerlo al passo con i tempi. Una di queste band sono sicuramente i Theater Of The Absurd e un album moderno e ambizioso come “The Myth Of Symphus” è lì a dimostrarlo.

Nella formula preparata dalla band si trovano infatti elementi diversi che cercano un punto d’incontro tra il prog rock più melodico e arrangiato – assimilabile anche al neo-prog tipico egli anni ottanta e novanta, se vi ricordate una label come la WMMS- il metal e altri ingredienti provenienti da un luogo non ben definibile come quello della contemporanea sperimentazione avantgardista (che sia essa rock, metal, neo-progressive o come preferite chiamarla).

Il punto di forza dei Theater Of The Absurd non sta quindi nella tecnica messa al servizio di varie astrusità strumentali riconducibili a standard però acquisiti, come spesso capita nel genere, ma nell’abilità con cui il gruppo riesce a far combaciare influenze distanti (ci sono anche parti cantate in growl e passaggi assimilabili al metal estremo) ricreando così quel fattore sorpresa che in un certo senso giustifica la parola progressive posta davanti ad una qualsiasi altra definizione di genere.

Le singole canzoni si sviluppano quindi attraverso molti cambi umorali e sono di una lunghezza media piuttosto elevata (sei/otto minuti), ma non prestano comunque il fianco a noia o ripetizione, ed anzi, mettono in mostra una notevole scorrevolezza, accompagnata da un gusto non trascurabile per melodie di una certa immediatezza presenti in più punti.

Il centro della musicalità della band è l’emozione e in questo senso l’intensità e l’eclettismo di song come “The Lesser Gods”, “Rising Tides In Still Water” o “Changing Direction” ce la fanno mettere in cima alla lista delle preferenze, ma in generale ogni traccia mantiene una sua dimensione di credibilità e apporta qualcosa all’insieme.

É nostra personale impressione che per certi versi i Theater Of The Absurd abbiano ancora margine di miglioramento, come ad esempio nella resa del suono (a tratti un po’ secco), ma non c’è dubbio che tutti coloro che amano in generale il metal dalle tinte progressive potranno trovare in “The Myth Of Symphus” qualcosa di cui godere.

Voto recensore
8
Etichetta: Graviton Music Services

Anno: 2013

Tracklist:

01. False Idols
02. The Lesser Gods
03. Trade Winds
04. Rising Tides In Still Water
05. For Nostalgia's Burden, Part I: Our Quiet Fears
06. For Nostalgia's Burden, Part II: In My Time Of Solace
07. Black Wind From Mr. Takamine ~Pat's Nap~
08. Changing Direction


Sito Web: https://www.facebook.com/TOTABand

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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