The Murder Of My Sweet – Recensione: A Gentleman’s Legacy

Nato quarantasei anni fa in Cile, Victor Daniel Flores è un talentuoso polistrumentista e compositore cileno attivo in una miriade di band e coinvolto in altrettanti progetti, talora anche in veste di produttore. Affascinato dallo storytelling e dal racconto che è possibile dispiegare nella forma del concept album, Flores ha dato seguito – con “A Gentleman’s Legacy” – ad un album realizzato con un’altra formazione: nel 2007 infatti i suoi Mind’s Eye pubblicarono quel “A Gentleman’s Hurricane” che, in questo insolito passaggio di consegne, diventa di fatto un prologo alle avventure di Pandora Evangelista. Interpretato da Angelica Rylin, questo personaggio si trova al centro di un’intricata vicenda che coinvolge il padre (ex agente della CIA diventato sicario), rigida educazione religiosa, Illuminati e vendetta da servire rigorosamente fredda. Alla pressione del tasto play la mente non può non andare al capolavoro Operation Mindcrime dei Queensryche (ricordo ancora con nostalgia lo stato di agitazione e turbamento nel quale mi ritrovai quella notte del 1988, al termine del suo primo ascolto), sebbene l’approccio scelto dai The Murder Of My Sweet sia decisamente più vellutato, soprattutto negli arrangiamenti sinfonici e nell’interpretazione tutto sommata scolastica e un po’ pop della Rylin (“Damnation”, “Kill Your Darlings”), e per questo anche meno efficace nel narrare l’ambiguità delle sue storie.

Nonostante la deludente mancanza di tensione ed un senso di piattezza che affiora a tratti (“Rise Above”), lo spettacolo messo in campo dalla band – che comprende Mike Palace alla chitarra e Patrick Janson alle quattro corde – convince sulle prime per l’eleganza degli arrangiamenti, il gusto delle orchestrazioni (“A Ghost Of A Chance”) ed un songwriting che sposa bene l’immediatezza innocente di ogni brano con la sua durata spesso superiore alla media. Purtroppo non si tratta di una scelta in grado di garantire la longevità che servirebbe ad una scaletta così lunga: complici alcune tracce meno riuscite che allungano senza aggiungere nulla (“Winged”), un po’ come certi episodi su Netflix che sembrano fatti apposta per essere skippati (“Father’s Eyes” è… cosa dire… “Father’s Eyes”), giunti al giro di boa dell’album la prospettiva di compiere il viaggio di ritorno non appare francamente così elettrizzante. Se solo si potesse aggiungere un po’ di dramma, un po’ di sporco, un po’ di strada ed un po’ di vita, pensi. E invece l’album procede inarrestabile sui suoi binari, quasi generato automaticamente da un’intelligenza artificiale pigra (“Heads Or Tails”), senza mettere in discussione per un solo momento la ripetitività della sua ricetta ed affrontare il problema di quel vuoto che spesso si crea tra l’opulenza delle sue orchestrazioni e la sostanziale sterilità delle sue linee melodiche.

Senza la forza del dubbio risolto o irrisolto, senza la ricercata complessità del prog, né l’intensità di evoluzioni sinfoniche ascoltate altrove (Nightwish, Amberian Dawn), “A Gentleman’s Legacy” si colloca in uno spazio più fluido, morbido e latino, a dire il vero non sempre eccitante (“Wheels Of Time”), e la catalogazione come melodic metal – che in virtù delle sue premesse letterarie poteva apparire riduttiva – appare allora corretta se non altro per mancanza di alternative e nonostante l’attenzione dedicata al racconto della sua storia. Di quei dischi che probabilmente si gustano di più senza il peso dell’aspettativa né il compito di un’analisi critica che ti costringe ad ascoltarlo fino alla fine (con il quarto d’ora di “Please Don’t Wait Up” e “Finding Closure” a confermare tutto quanto detto in precedenza), l’ultima opera di Daniel Flores contiene oltre un’ora di musica buona e non necessaria, il colore sbavato dell’acquerello e l’esaltazione di una libertà importante: quella di dare forma alla propria visione personale, senza preoccuparsi troppo di domandare, sorprendere, convincere, deludere.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. Six Feet Under 02. A Ghost Of A Chance 03. Damnation 04. The Wheels Of Time 05. Winged 06. Kill Your Darlings 07. Fathers Eyes 08. Rise Above 09. Trick Of The Devil 10. Heads Or Tails 11. Please, Don't Wait Up 12. Finding Closure
Sito Web: themurderofmysweet.com

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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