Ministry – Recensione: The mind is a terrible thing to taste

‘The Mind is a terribile thing to Taste’ (1989) segue a ‘The Land of Rape and Honey’ per portare l’aggressione dei Ministry prima a un nuovo livello di efficiente, siderurgica violenza e, poi, a una nuova dimensione di inquietudine. Il percorso di distruzione si apre con un lavoro più compatto e isterico, dove l’ossessiva inquietitudine dei sinistri campionamenti, il clangore delle percussioni e l’abrasività delle chitarre, più strutturali che mai, convergono talvolta in un flusso devastante, con influenze industrial più oscure (Skinny Puppy in primis) che fanno da scheletro a composizioni apocalittiche, intrise di visioni di morte, sulle quali voci beffarde staccano ora con stridula efficacia, ora con rabbia inarrestabile. ‘Thieves’, ‘Burning Inside’ e ‘Never Believe’ mantengono il ritmo su livelli spasmodici, prima di lasciare l’ascoltatore alla desolata inquietudine di ‘Cannibal Song’. ‘Breathe’ è l’anthem di turno, e fa da spartiacque verso una seconda metà di album decisamente discordante. Le beffarde ‘So What’ e ‘Test’ risentono di suggestioni industrial più dichiaratamente "di genere", e di contaminazioni che riportano alla mente i primi lavori della band. ‘Faith Collapsing’ è invece l’anticamera cinica e amara di una terribile visione finale: i suoi inquietanti comunicati e le risate in sottofondo convergono e sfumano verso l’aprirsi della sinistra e indimenticabile ‘Dream Song’.

Etichetta: Sire

Anno: 1989

Tracklist: 1 Thieves
2 Burning Inside
3 Never Believe
4 Cannibal Song
5 Breathe
6 So What
7 Test
8 Faith Collapsing
9 Dream Song

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