Cain – Recensione: The Master Clockwork

C’è una cupezza, un male di vivere quasi adolescenziale nelle parole e nell’hard rock degli svedesi Cain, che nonostante provengano dalla terra che ha dato i natali anche a gruppi molto più allegri e patinati, non si risparmiano in un’analisi della vita con sfumature particolarmente oscure. Ne sono netti indicatori una produzione che, oltre ad essere leggermente grezza, insiste sui suoni più cupi della voce e degli strumenti, e un andamento generale dei brani dove le ballad scompaiono del tutto e i frammenti acustici sono limitati all’osso.

Con i suoi quasi sei minuti di durata e il suo andamento del tutto particolare, “The Dead And The Calm” è senza dubbio uno dei brani meglio riusciti, pur esprimendo con chiarezza questo generale senso di oppressione, terrore e oscurità incombente. Un concetto molto simile è espresso da “Mourning Star”, in cui i tappeti di tastiera in sottofondo non servono minimamente ad alleggerire la sensazione di negatività, anzi creano l’effetto contrario. Altri brani, come “Level 6:14” e “Breather Field”, non concedono la minima tregua e si appoggiano su riff pesanti che trasmettono un persistente senso di stanca oppressione. Il risultato però non è così buono come potrebbe sembrare, le idee non sono molte, a parte questo già citato male di vivere, e l’interesse cala subito dopo che l’effetto sorpresa svanisce, ovvero molto presto.

Voto recensore
6
Etichetta: Swedmetal Production

Anno: 2009

Tracklist:

01. Intelligence 101

02. Lost Forever More

03. The Master Clockwork

04. Level 6:14

05. Red Water

06. Mourning Star

07. Breather Field

08. The Dead And The Calm

09. Sink


anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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