Per completare la sacra trinità del southern rock, oltre alla Allman Brothers Band e ai Lynyrd Skynyrd che abbiamo già visto in precedenti time warp, il terzo nome da fare è obbligatoriamente la Marshall Tucker Band.
La storia inizia a Spartanburg, città del South Carolina, dove il fratelli Toy (chitarrista) e Tommy Caldwell (bassista), al ritorno dalla guerra del Vietnam (Toy era anche stato ferito e decorato), tornano a partecipare alla scena musicale locale, nella quale erano già attivi prima del conflitto. La band che, già dagli anni ’60 portavano avanti, si chiamava Toy Factory, e fra i vari musicisti che ne avevano fatto parte, in questa fase aveva trovato stabilità con il cantante e percussionista Doug Gray, il chitarrista ritmico George McCorle, il flautista – sassofonista Jerry Eubanks e il batterista Paul Riddle. Dopo aver cambiato il nome in Marshall Tucker Band (nome tratto da un accordatore di pianoforti cieco, dal quale avevano affittato una magazzino come sala prove) e un’intensa attività concertistica nei club della zona, la svolta arriva con una data al Grant’s Lounge, un locale di Macon, in Georgia, città che, ricordiamolo, era stata usata come base operativa dalla Allman Brothers Band. Da lì vengono notati dal produttore Paul Hornsby che fa loro registrare un demo presso gli studi della Capricorn Records, l’etichetta simbolo del southern rock. La strada per un contratto con la stessa etichetta è brevissima, tanto più che il debutto omonimo arriva nel 1973. l’album è un raffinato miscuglio di rock blues, country, elementi jazzistici, folk, swing e bluegrass, e su tutto spicca quello che sarà uno dei brani simbolo della band, la celebre “Can’t You See”, che diventerà uno degli inni del southern rock. Arriveranno poi due eccellenti album, “A New Life” e “Were We All Belong entrambi nel ’74. Ma quello che è considerato la summa della loro arte è il quarto lavoro in studio, “Searchin’ For A Rainbow” del 1975, registrato fra maggio e giugno dello stesso anno, sempre per la produzione di Hornsby e ovviamente pubblicato per Capricorn. L’album vede anche interventi di ospiti quali Dickey Betts, Charlie Daniels, Chuck Leavell, Al McDonald, Leo LaBranche, Jerome Joseph, oltre allo stesso Hornsby ad alcune parti di tastiere.
Chitarre slide e acustiche introduco “Fire On The Mountain”, brano scritto da McCorle originariamente per Charlie Daniels, ma alla fine usato dalla sua Marshall Tucker Band. Autentico manifesto sonoro, è un pezzo dall’andatura solare e rilassata, con la splendida linea vocale di Gray, il ritornello all’insegna del country rock e interventi di flauto e chitarra solista di Toy Caldwell. Usato come singolo, sarà uno dei maggiori successi dei nostri. Altro super classico la title track, forte di ospiti quali lo stesso Charlie Daniels al violino e nientemeno che Dickey Bettts degli Allman Brothers alla chitarra, è un altro pezzo all’insegna di un counrty rock dalle caratteristiche analoghe al pezzo iniziale. “Walkin’and Talkin’” ha uno swing irresistibile, denso di blues e del primo jazz, con un assolo di Caldwell a dir poco memorabile , con quel suono caldissimo (usava suonare la sua Gibson Les Paul con le sole dita, senza plettro), confermandolo come quel chitarrista miracoloso, nonché principale compositore della gran maggioranza dei brani. La ballad “Virginia” fa pienamente parte del mondo sonoro del primo southern rock, con accenni soul e folk interpretati magnificamente dalla calda e intensa voce di Gray e assoli di chitarra e fiati grondanti classe. Se “Bob Away My Blues” è un blues pieno di swing, con una vaga atmosfera retrò, “Keeps Me From All Wrong”, scritta da Tommy Caldwell è all’insegna del country con sfumature blusey. L atmosfere cambiano con “Bound And Determined” (ospite Chuck Leavell al piano), con una ritmica serratissima e un alternarsi di assoli di piano, chitarra e fiati di livelli assoluti, che li avvicina ad uno stile da jam band, sulla scia della ABB. Uno dei pezzi più avvincenti e avventurosi del disco. In chiusura troviamo una magnifica versione live di “Can’t You See”, in una versione rock ed elettrica, rispetto a quella, più acustica, dell’originale.
Un disco che è il manifesto della via al southern della Marshall Tucker Band, dalle sonorità solari e rilassate, dove tutto scorre serenamente, e le svariate influenze che compongono la musica si amalgamano armoniosamente e in perfetto equilibrio. Certo, per chi pensa alle ruvidità dei Lynyrd Skynyrd o alle jam all’insegna di un rock blues vorticoso e contaminato degli Allman Brothrs, troverà tutt’altre atmosfere. Ma sono anch’esse parte costitutiva di un intero movimento musicale di importanza capitale, e segnano l’originalità e peculiarità del linguaggio musicale ed artistico della Marshall Tucker Band.
La band proseguirà la sua attività discografica e concertistica anche dopo il cambio di etichetta (dal 1979 la Warner Bros), spostandosi sempre più verso un country sicuramente ben suonato e ben composto, ma certamente meno interessante ed avventuroso. La morte di Tommy Caldwell nel 1980 per incidente stradale e del fratello e leader Toy Caldwell nel 1993 per problemi cardiaci, non fermerà l’attività della band, portata avanti tutt’ora da Doug Gray, assieme a musicisti spesso cambiati negli anni.
Resta la testimonianza di una delle formazioni simbolo del southern rock, autrice di una via diversa e personale rispetto alle altre due già citate, nella quale una serie di elementi tradizionali della musica a stelle e strisce si è fusa mirabilmente per un risultato di clamorosa classe, creando brani che diventeranno dei simboli di un intero movimento musicale. E questo “Searchin’ For A Rainbow” è la summa di quanto di straordinario ha prodotto la Marshall Tucker Band.

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Etichetta: Capricorn Records Anno: 1975 Tracklist: 01. Fire On The Mountain 02. Searchin’ For A Rainbow 03. Walkin’and Talkin’ 04. Virginia 05. Bob Away My Blues 06. Keeps Me From All Wrong 07. Bound And Determined 08. Sito Web: https://www.facebook.com/themarshalltuckerband |
