Distant Dreams – Recensione: The Loving Tongue

I Distant Dreams escono con questo doppio album (terzo della carriera) nel 2003, restando ancora nel quasi anonimato nonostante la mole del materiale sino ad allora prodotto; val la pena di parlare di questo doppioCD per vari motivi.

Innanzittutto la proposta del gruppo australiano colpisce per varietà e eterogeneità. Da un alto sentiamo come preminente la derivazione espressiva da gruppi come Led Zeppelin, J. Hendrix, Grand Funk Railroad, Cream e quindi una forta impronta settantiana, con sound acido e psichedelico nelle chitarre.

D’altro canto sono presenti nella miscela musicale anche parti hard’n’heavy che ci ricordano i Black Sabbath più potenti o alcune cose del Blackmore più animato. In terzo luogo i due CD sono infarciti di “world music” e acceni etnici, spesso impostati sulla tradizione degli aborigeni, come dimostra la mistica ‘Sacred Winds’, con le sue percussioni in cui viene sottolineato l’uso dei tom; il pezzo fa da intro a ‘Indian Chief’, pezzo di acid rock legato alla storia dei pellirossa.

Pezzo emblema dell’aspetto psichedelico e prolisso dei nostri è ‘Lady Of The Sea’, una lunghissima rincorsa fuori dal tempo di oltre 13 minuti, in cui le chitarre di Honey Boy Jim ricordano molti dei passaggi della band citate in precedenza.

D’altro canto però, nella maggior parte dei casi, le tematiche scelte dai nostri “aussie” sono invece di puro stampo epic-fantasy, partendo dall’hard rock di ‘Evil In The Sky’ per giungere a ‘King Of The Darknest Night’ ed ancora a ‘Warriors Of Enchantement’.

La confezione di questo inusuale e personalissimo album è più che buona e il booklet si presenta ricco di informazioni che inquadrano meglio la band.

La voce del cantante, Honey Boy Jim, ricorda vagamente l’approccio stilistico di Geoff Tate dei Queensryche anche se l’australiano ovviamente è lontano anni luce dalla tecnica e dall’efficacia interpretativa del singer più famoso.

La linea ritmica, formata da Big Tom (basso) e Paul Deeble (batteria e percussioni) emerge soprattutto nei pezzi più trascinanti e pesanti, quale come l’iniziale ‘Universal Love’.

Nel complesso la musica dei Distant Dreams non è complessa, anzi, le trame compositive sono semplici e godibili, ma senz’altro l’album si presenta di difficile ascolto. Chi vuol provare ad ascoltare qualcosa di veramente “particolare” può contattare la band: http://www.locrian.com.au/dreams/

Voto recensore
6
Etichetta: Big Ton´s

Anno: 2003

Tracklist: CD 1:
01. Universal Love
02. Going Crazy
03. Why Did You Cry Tonight
04. Queen Of The Night
05. Loving Ways Today
06. Crying For My Woman
07. Evil In The Sky
08. Lady In Black
CD 2:
01. King Of The Darkest Night
02. Lost Princess
03. Sacred Winds
04. Indian Chief
05. Death
06. Warriors Of Enchantment
07. Lady Of The Sea
08. Soft Lonely Love

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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