Ministry – Recensione: The Land of Rape and Honey

Morboso e alienante, freddo e violento, distruttivo e catartico, ‘The Land of Rape and Honey’ può essere considerato come il primo, vero album dei Ministry di Jourgensen, rappresentando una decisa svolta estetica per il progetto e caratterizzandone lo stile per tutto la storia successiva. Cronologicamente, il percorso dei Ministry si era aperto ufficialmente con il non troppo esaltante EP ‘Cold Life’ (1983), il cui synth-pop dai tratti post-punk e funky (frutto delle esperienze con Frank Nardello sugli ‘Special Affect’) non soddisfa Jourgensen. Il crooner dell’apocalisse industriale produce quindi ‘With Sympathy’ (1983) e successivamente ‘Twitch’ (1985), album in cui è possibile intuire la reale direzione intrapresa dalla band. ‘The Land of Rape and Honey’ porta a compimento la ricerca di un’identità unica del progetto, con una proposta in cui l’aliena disumanità dei synth e delle basi industriali si unisce alla carica e all’impatto rumoristico dell’hardcore. La violenta ‘Stigmata’ apre l’album con una base martellante e un refrain gutturale e ossessivo, intervallato da rigurgiti vocali e mitragliate percussive, aprendo la strada a simili aggressioni come ‘Missing’, ‘Deity’ o ‘Flashback’. La geniale ‘Hezbollah’ contamina suggestioni da profezie di Pazuzu mediorientali a un ritmo industrial ballabile. ‘The Land of Rape and Honey’ si impone come il prototipo dei migliori anthem industrial, con i suoi campioni stranianti e il ritmo irresistibile. Il gusto visionario per i campionamenti, con una poetica convulsiva e predicatrice imbevuta di Gibson e Ballard, si unisce a un vero e proprio programma decostruzionista delle voci (tra cui quella di Chris Connelly) che, filtratissime, processate e lanciate in circolo, recitano comunicati a mezzo altoparlante di un mondo-prigione, non privo di inquietanti ispirazioni pseudo-bibliche. La svolta di ‘The Land of Rape and Honey’ (1988), album praticamente “di esordio” che è ancora oggi tra i migliori lavori in assoluto nell’intero panorama industrial, è anche frutto dell’ingresso nel gruppo di Paul Barker: questi, con il suo basso e il suo talento alla programmazione, accompagnerà Jourgensen fino al recente ‘Animositisomina’, esplicitamente votato a reinserirsi nel solco di The Land.

Etichetta: Sire

Anno: 1987

Tracklist: 1 Stigmata
2 The Missing
3 Deity
4 Golden Dawn
5 Destruction
6 Hizbollah
7 The Land of Rape and Honey
8 You Know What You Are
9 I Prefer
10 Flashback
11 Abortive

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