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Evergrey – Recensione: The Inner Circle

Dopo il mezzo passo falso rappresentato dal precedente ‘Recreation Day’, decisamente scialbo e poco ispirato, avevamo lasciato gli Evergrey tra diversi interrogativi poco rassicuranti. Le nostre preoccupazioni vengono per fortuna felicemente smentite dal quinto full-length degli Svedesi, ‘The Inner Circle’. Basato su un concept la cui storia narra di un uomo che abbandona tutta la sua vita, la sua famiglia ed i suoi affetti per seguire un culto religioso (anche dal precedente album si percepiva l’interesse della band verso le problematiche connesse con la Chiesa e la cieca fede religiosa), musicalmente ci troviamo di fronte all’ormai inconfondibile sound degli Evergrey: metal melodico, dalle forti tinte dark e qualche struttura vagamente prog (metal). Di grande impatto in questa occasione la componente emotivo-cupa, che emerge prepotentemente in ogni brano, che sia la potente e metallica ‘Ambassador’, l’intricata ‘More Than Ever’, la malinconica ballad ‘Waking Up Blind’ o la sconvolgente ed inquietante ‘When The Walls Go Down’. Questo mood estremamente oscuro e drammatico si dipana attraverso tutto l’album, affiancato dalla brillantezza e cura degli arrangiamenti e dall’ottima produzione, qualità che elevano il valore di tutti i pezzi. E’ infatti difficile trovare difetti all’interno di ‘The Inner Circle’: tutti i particolari sembrano essere stati raffinati con attenzione, al fine di fornire la migliore immagine sonora possibile del quintetto svedese. Oggi gli Evergrey rappresentano un ottimo punto di incontro tra le entità più metalliche di Symphony X (alcuni riff e melodie vocali ricordano quelle di Romeo ed Allen) e primi Dream Theater (i cambi di tempo e ritmo sono chiari figli del periodo ‘Images And Words’), e con ‘The Inner Circle’ raggiungono la vetta più alta della loro carriera, rivaleggiando con ‘In Search Of Truth’ per la palma di miglior disco. Una maturazione completa dunque, che non si può di certo sottrarre ai nostri più vivi complimenti.

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