The Ikan Method – Recensione: Perfect Tyranny

A quattro anni dall’esordio discografico, avvenuto con la pubblicazione di “Blue Sun”, tornano i liguri The Ikan Method, formazione neo-progressive rock fondata dall’esperto batterista (e tastierista) Luca Grosso e composta da Davide Garbarino alla voce, Giulio Smeragliuolo alle chitarre, Fabio Zunino al basso, Andrea Protopapa alle tastiere e naturalmente lo stesso Grosso alle pelli. Accostato stilisticamente a Marillion, IQ, Pallas, Pendragon, Sylvan, Arena e Voivod, il nuovo album si intitola “Perfect Tyranny” e si compone di dieci tracce, per un totale di un’ora abbondante di musica. Introdotta dalle note di pianoforte, l’openerEnemy Within” porta chitarre e batteria in primo piano, prima di spostare delicatamente l’attenzione sulla voce di Davide. Con batteria, basso e tastiere a creare uno stato continuo di allerta e tensione, la prima traccia procede vigile e brillante, grazie a gustosi intermezzi di stampo neoclassico e ad un’interpretazione che, pur mantenendosi pulita, evidenzia anche un buon grado di coinvolgimento. Caratteristiche apprezzabili in assoluto ma qui necessarie soprattutto nella prima parte della tracklist, che contempla brani di durata variabile tra i sei e gli undici minuti. In un quadro nel quale la componente strumentale assume comunque un’importanza prevalente, la pulizia della produzione e l’ampiezza del suono si fanno immediatamente notare, anche favorite da un approccio di stampo tradizionale che tende ad alternare i singoli contributi piuttosto che ad impilarli favorendo artificialmente il crescendo.

Quello degli Ikan Method è un prog floreale, empatico e facilmente assimilabile, fatto di piccoli momenti e scorci suggestivi, quasi a ricordare la bellezza – spesso segreta e scontrosa – dei paesaggi liguri. Si tratta di uno di quei prodotti abili nel nascondere la complessità dietro ad un coro avvolgente (“Different Worlds”) e che non staccano mai l’occhio dall’esperienza offerta all’ascoltatore: i suoi virtuosismi, così come la lunghezza degli intermezzi strumentali, non raggiungono mai quella dimensione solipsistica, o autoreferenziale, che talora contraddistingue questo tipo di prodotti. Al contrario, in “Perfect Tyranny” la successione dei momenti e delle intensità appare sempre bilanciata, pensata per creare un movimento di masse ed energia funzionale che coinvolga nell’ascolto: le aperture melodiche, in particolare, sono sempre pronte a ricondurre l’ascoltatore sui binari principali, con uno spirito mutualistico che, nell’ambito di questo prog, potremmo anche orgogliosamente definire italiano. Una circostanza che mi ha fatto tornare alla mente “Acqua Fragile” (1973), vinile di prog tricolore – cantato in inglese – che ho ascoltato e riascoltato proprio recentemente. In questo quadro decisamente felice le prestazioni dei singoli passano volutamente – e fortunatamente – in secondo piano: sottolineare gli ottimi assoli di Giulio Smeragliuolo non è così necessario, evidenziare l’efficace stile “alla Marillion” di Andrea Protopapa diventa una semplice cortesia giornalistica e perfino il drumming di Grosso, vero deus ex machina dell’intero progetto, si caratterizza per una sobrietà al quale qualche decibel in più regalato in sede di missaggio nulla toglie.

Dal punto di vista stilistico, “Perfect Tyranny” si mantiene su coordinate perfettamente orecchiabili (“Nothing” è tra le proposte più riuscite e bilanciate), senza rinunciare a passaggi musicalmente più densi ed esuberanti: le sue tonalità sono calde, le sue trame eleganti e luminose, caratteristiche che rendono i brani più lunghi godibilissimi e solidi anche nei passaggi più intricati. Il fatto che l’impronta sia preservata anche nella seconda parte del disco, dove le durate dei singoli brani si contraggono notevolmente pur senza perdere nulla in termini di impatto e presenza, testimonia la maturità di un progetto che non è figlio dei minuti e delle complessità: “Hero For A Day” strizza ad esempio l’occhiolino all’hard rock pur rivendicando con forza un posto all’interno dell’album, perché anche nei suoi quattro minuti si notano trame, incroci e piccoli tocchi che anche nelle sorelle maggiori contraddistinguono il DNA della band. Impossibile non dedicare, infine, un cenno al carattere pensante di questa musica: carattere che si manifesta non solo nell’eleganza delle sue costruzioni corali (“The Flood”) ma anche nell’elaborazione di testi che trattano delle insidie dell’era digitale, del consumo e del controllo, individuando in una maggiore consapevolezza la via per navigare le fitte maglie della rete globale nella quale molti si sentono intrappolati. Le idee piuttosto chiare di Grosso si manifestano in un’impostazione generale che, anche a costo di risultare personalistica o autoritaria, garantisce coerenza e suprema facilità d’incastro (“Just A Matter Of Time“), perfette per avvicinare a questo genere coloro che – magari provenienti dalle dolci sponde dell’AOR – non lo avevano mai preso in considerazione prima d’ora. Consigliabile al pari di un altro eccellente e semi-sconosciuto prodotto ligure che ho avuto l’opportunità di recensire l’anno scorso, il secondo disco degli Ikan Method dimostra una notevole maturità, tanto dal punto di vista compositivo che da quello meramente tecnico: un poco ruspante nella presentazione ma abilissimo nel mantenersi agile nonostante lo spiegamento di forze creative messe in campo, “Perfect Tyranny” accoglie tra i suoi solchi melodie accattivanti, spunti ambiziosi (come quelli della title-track) ed una solarità mediterranea che, facendosi spazio tra tanto grigiore e distorsione, finalmente riscalda.

Etichetta: Autoprodotto

Anno: 2024

Tracklist: 01. ENEMY WITHIN 02. DIFFERENT WORLDS 03. 1984 04. NOTHING 05. PERFECT TYRANNY 06. HERO FOR A DAY 07. TELL ME THE TRUTH 08. THE FLOOD 09. JUST A MATTER OF TIME 10. SOUL DAMAGE
Sito Web: facebook.com/theikanmethod

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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