Despised Icon – Recensione: The Healing Process

Si è fatto un gran parlare ultimamente di questa band canadese che in pochi anni è riuscita ad attirare su di se l’attenzione dell’underground estremo e di etichette prestigiose come Relapse e Century Media. Il merito di tanto rumore va probabilmente ad un primo album uscito in sordina per la connazionale Galy Records, ma estremamente competitivo, e nella presenza in formazione di musicisti di solida esperienza e preparazione (soprattutto il chitarrista Eric Jarrin, in forza agli Heaven’s Cry). Le aspettative erano alte quindi, ma il risultato non ci sembra meritare tanta grazia. Non fraintendete, la proposta della band è di validità assoluta e il loro death metal tecnico e moderno, contaminato con il metal-core più violento ci regala momenti di notevole intensità; ma non ci sembra sufficiente rielaborare con competenza idee altrui, strappate soprattutto a band come Dying Fetus, Cryptopsy, etc… per poter gridare al capolavoro. Si potrà obiettare che per quanto evidenti i riferimenti a tali band siano poi sagacemente contaminati da continui rimandi al metal-core e in alcuni momenti al thrash-death, ma anche se apprezzabile questa componente diversificante non aggiunge comunque personalità ad un sound che rimane eccessivamente derivativo. Così facendo si ottengono composizioni che suonano fin troppe confuse, un mosaico costruito con pezzi provenienti da altre opere. Come dire che a volte è meglio pestare duro senza troppe pretese che inventarsi soluzioni particolari a tutti i costi, che poi tanto originali non si dimostrano. Peccato, perché gli spunti interessanti ci sono, così anche la tecnica strumentale e la professionalità. Forse il limite risiede nel tentativo senza speranza di rinnovare un genere sfruttando esclusivamente le regole del gioco. Una tattica che non ha mai pagato più di tanto.

Voto recensore
6
Etichetta: Century Media / Self

Anno: 2005

Tracklist:

01. Bulletproof Scales

02. Silver Plated Advocate

03. Immaculate

04. Warm Blooded

05. Retina

06. The Sunset Will Never Charm Us

07. As Bridges Burn

08. Havesting The Deceased

09. End This Day


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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