The Haunted: “Exit Wounds” – Intervista a Patrik Jensen

E’ uno di quelli che ha sempre creduto nei The Haunted, che ha sempre pensato che i vari abbandoni che la band ha subito negli anni e l’incertezza del futuro non avrebbero intaccato la grande passione di chi crede in quello che fa. Lui è Patrik Jensen, chitarrista dei The Haunted, colui che c’è sempre stato e che si è caricato sulle spalle il destino della band, fino a portarla nuovamente sulla scena. E lo ha fatto con un nuovo album, “Exit Wounds”, carico di energia e voglia di riprendere il discorso lasciato appeso negli ultimi anni.

Ciao Patrik. Innanzitutto mi sembra di capire che il nuovo album vuole essere una sorta di messaggio a coloro i quali pensavano che la storia dei The Haunted fosse finita. E’ cosi?
“Mi piace pensare che sia un messaggio positivo. “Exit Wounds” lo possiamo tradurre come “ferite mortali” e questo è ciò che non è capitato alla band. E’ vero, nel corso del tempo i The Haunted hanno perso dei pezzi, ma la sostanza è questa: anche se perdi un braccio o li perdi entrambi o qualsiasi altro arto, continui a vivere lo stesso. Il fatto che tu non lo abbia più non pregiudica la tua vita e questo è esattamente il senso che abbiamo voluto dare con la scelta del titolo di questo album. Per questo credo che il messaggio, anche se è difficile a dirsi, è positivo, perché vuol dire che siamo tornati. Con o senza quei pezzi”.

Come siete riuscire ad ottimizzare il poco tempo a disposizione per scrivere e registrare l’album, considerando anche il fatto che vivete in città diverse?
“Sai, fortunatamente in questi casi la tecnologia ti viene in soccorso. Abbiamo avuto modo di scambiarci idee, riff, melodie attraverso internet, come stiamo facendo io e te in questo momento (la nostra chiacchierata è avvenuta via Skype, ndr.). Molte band oggi fanno così e sinceramente è l’unico modo per riuscire a condividere le idee che vengono fuori e farle ascoltare agli altri membri del gruppo se non si ha la possibilità di essere sempre vicini. Per quanto riguarda le registrazioni, tutto è avvenuto molto in fretta una volta che si è ristabilita la lineup. Abbiamo ritrovato Tue Madsen che aveva già prodotto gli ultimi tre album “The Dead Eye” (2006), “Versus” (2008) e “Unseen” (2011). E’ stato bello riaverlo a bordo perché avevamo bisogno di una presenza familiare dopo tutto quello che era successo”.

Come è stato accolto dai fans il vostro ritorno?
“Basta dare uno sguardo ai commenti che appaiono sulla nostra pagina Facebook, Tutti sembrano essere molto felici che i The Haunted siano tornati sulle scene. Probabilmente i fans sono molto più felici adesso che non prima che la band fosse sul punto di scomparire. E’ soprattutto per loro, per chi ha creduto nel nome della band che abbiamo voluto fortemente questo nuovo album”.

Parliamo allora delle canzoni contenute in “Exit Wounds” e comincerei da una delle mie preferite che è “Trend Killer”. Tra l’altro questa canzone vede Chuck Billy dei Testament come guest vocals. Che mi dici di questa collaborazione?
“Anche io credo che “Trend Killer” sia un pezzo davvero forte. Quando questa canzone è stata composta ho subito pensato che la voce di Chuck sarebbe stata perfetta. Ho avuto modo di conoscerlo durante un tour molti anni fa e da allora siamo diventati molto amici. Gli sono stato vicino durante la sua malattia e il suo periodo di degenza. E’ stato un sollievo vederlo riprendersi e sapere che aveva superato tutto. La sua partecipazione ci ha onorato, anche perchè come dicevo “Trend Killer” è un pezzo che esprime molto di noi come band e come persone. Credo che sarà una delle canzoni principali che verranno suonate live nei prossimi show”.

Mi piace molto anche “All I Have”, perchè credo che abbia qualcosa di diverso rispetto alle altre…
“E’ vero e sono contento che traspaia questo. “All I Have” è una canzone diversa, piazzata in un determinato punto dell’album come a voler rompere gli schemi. Credo che sia la canzone che più di tutte esalti le qualità di ognuno nella band. Perciò è diversa. Spero che anche questa possa trovare spazio di un’eventuale setlist perché credo che sia molto bella da suonare live”.

Che mi dici invece della scelta di terminare l’album con “Ghost In The Machine”? Voglio dire, è stata una scelta precisa quella di terminare la tracklist con una canzone che sembri includere tutto ciò che è stato ascoltato fino a quel momento?
“E’ un’osservazione interessante. A volte si pensa che la fine di un album non sia importante, ma non è così. Dal punto di vista stilistico, la canzone racchiude le peculiarità di ogni singolo brano suonato fino a quel momento e come dici tu è stata una scelta precisa. A mio avviso è importante sapere che chi ascolta l’album ha poi voglia di riascoltarlo. Se lo si chiude con un brano fiacco il replay non ci sarà. Stesso discorso vale per la track d’apertura: se non è potente, poi non viene voglia di ascoltare il resto”.

Secondo te qual è la peculiarità di quest’album che i fans dovranno cogliere maggiormente o apprezzare di più?
“E’ difficile a dirsi. Ognuno può pensarla a modo suo quando si tratta di musica. Non stiamo parlando di “Back In Black” degli AC/DC che oggettivamente mette d’accordo tutti. Alcuni possono apprezzare il modo di cantare, altri la mia chitarra, come altri possono non essere d’accordo. L’importante, per quanto mi riguarda, è che tutti siano d’accordo sul fatto che i The Haunted siano tornati a fare musica. Questo è quello che conta, poi lascio il giudizio agli altri”.

“Exit Wounds” esce il 25 agosto. Avete in mente di partire con un tour di promozione?
“Per rispondere a questa domanda ci metterò un po’ di tempo, ti avverto (ride, ndr.)”.

Vai tranquillo…
“In sostanza il punto è questo. Oggi per fare musica ci vogliono i soldi e partire per un tour che ti porta una settimana in Giappone, un’altra in Inghilterra, un’altra in America è complicato se non si hanno le spalle coperte. Per noi che abbiamo avuto un passato turbolento, purtroppo, la cosa non è facile. Ognuno di noi ha un secondo lavoro. Quella del musicista è la nostra occupazione principale e sicuramente quella che ci dà più soddisfazioni, ma purtroppo non si può vivere solo di musica. Quindi, per rispondere alla tua domanda, al momento non abbiamo in programma un tour. Forse lo faremo l’anno prossimo, ma al momento no. Parteciperemo a qualche Festival, ma anche questo comporta dei problemi. Non ci avete visto o non ci vedrete sui palchi dei Festival più importanti perchè di solito i cartelloni estivi vengono organizzati già a settembre ed ottobre, ma noi un anno fa eravamo sul punto di non esserci più. Abbiamo ricompattato tutto solo ad inizio anno. Per cui, ecco perché al momento dovremo accontentarci dei Festival, anche se non in prima linea”.

Quindi è probabile che vi vedremo in Italia l’anno prossimo?
“Speriamo. Speriamo sì. Siamo stati molte volte in Italia ed è sempre un piacere tornare per riabbracciare i nostri fans, anche perchè all’Italia è legato uno degli aneddoti più divertenti della mia carriera!”.

Tipo?
“Eravamo a Ravenna… Ricordo che stavamo suonando uno dei nostri pezzi più famosi e in sala c’erano circa 500 persone. Ad un certo punto però la gente ha iniziato a correre via. Se ne stavano andando! Noi abbiamo continuato a suonare, guardandoci in maniera interrogativa perchè non capivamo il perché di quella fuga. Quando la canzone è finita eravamo rimasti noi e solo una decina di persone. Poi capimmo! Sentivamo delle urla: “GAS! GAS!” e le sirene! In pratica c’era stata una fuga di gas ed ovviamente gli altri se ne erano accorti e sono scappati! Abbiamo rischiato di morire, ma è stato davvero divertente!”.

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