Septic Flesh – Recensione: The Great Mass

“The Great Mass”, ottavo album per gli ellenici Septicflesh, ritornati dal qualche anno sulle scene dopo uno split-up nel 2003. Questo nuovo lavoro, promosso con tutte le attenzioni e gli onori del caso dalla francese Season of Mist, presenta nuovamente un sound complesso e ricco di riferimenti a vari generi metallici, soprattutto death, black e gothic, opportunamente dosati per creare un ibrido che rifugge sia l’eccessivo estremismo degli esordi, sia l’effettata melodia elettronica (“Revolution DNA”, 1999).

La band guidata dal bassista/cantante Spiros Antoniou confeziona dieci brani che spingono ancora molto sulle atmosfere esoteriche e sui riferimenti mistico-orientali e lovecraftiani, rese attraverso un ampio utilizzo di tastiere, samples e orchestrazioni (coinvolta anche la Filarmonica di Praga), che se da un lato arricchiscono indubbiamente le partiture, altrimenti un po’ piatte, d’altro canto appesantiscono troppo il passo di canzoni già di per se non mobilissime.

Monotone e ripetitive, le soluzioni architettate dal quartetto per creare la giusta atmosfera sulfurea si risolvono nella maggior parte dei casi in prolungati sbadigli, a causa di una cronica mancanza di varietà e brillantezza. Anche l’alternanza fra harsh e clean vocals (a opera del chitarrita Sotiris Vayenas) non dice molto, per insufficiente mordente e convinzione di entrambi i singer.

E’ insomma più che altro la noia a farla da padrone, durante l’ascolto, e sebbene i musicisti non difettino di abilità esecutive, e il sound prodotto dal solito Peter Tägtgren nei soliti  Abyss Studios sia potente, avvolgente e ben definito, il bilancio complessivo vede un album derivativo e stantio, che si regge su poche idee, già sfruttate in lungo e in largo dalle numerose band che si propongono di unire il metal estremo, nelle sue varie accezioni, al gothic keyboard-oriented e all’occultismo (un nome per tutti, ultimi Dimmu Borgir).

I Septicflesh hanno certamente prodotto di meglio, e sono in grado di produrre di meglio, mettendo magari un po’ da parte la fascinazione per certe ingombranti e posticce orchestrazioni, lugubri e oscure quanto si vuole, ma di certo di non facile convivenza e comunicazione con la spinta tipica del metal estremo.

Voto recensore
5,5
Etichetta: Season of Mist

Anno: 2011

Tracklist:
01. The Vampire From Nazareth 04:08
02. A Great Mass of Death 04:46
03. Pyramid God 05:13
04. Five-Pointed Star 04:33
05. Oceans of Grey 05:11
06. The Undead Keep Dreaming 04:29
07. Rising 03:16
08. Apocalypse 03:55
09. Mad Architect 03:36
10. Therianthropy 04:28

Sito Web: http://www.septicflesh.com/

3 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. marco

    Dopo questa recensione e quella sui Beardfish cancellerà metallus dai link preferiti. Dovresti vergognarti di quello che hai scritto: ‘samples,orchestrazioni digitalizzate e tastiere’ ‘brani non mobilissimi’ ‘la noia la fa da padrona’ per citare alcune delle assurdità che hai saputo mettere nero su bianco (l’orchestra è la filarmonica di Praga…) .Un consiglio? cambia mestiere,la musica non fa per te e vorrei proprio sapere chi ti ci ha messo a fare il recensore a questo punto….

    Reply
    • Alekos Capelli

      Caro Marco,

      a fronte di questo tuo cordiale quanto pacato commento intervengo facendoti solo osservare come, in un ambito come la critica, in cui il giudizio è per forza di cose soggetivo, il semplice fatto di esprimere delle considerazioni di merito che differiscono da altre persone non possa costituire di per se un demerito, o, come hai gentilmente suggerito, un motivo di vergogna.

      Come forse hai avuto modo di leggere (e valga ciò che dico qui, a maggior ragione, per il tuo ulteriore commento sull’ultimo Scar Symmetry), ho comunque cercato di sviluppare un discorso completo e obiettivo sul disco, mettendone in luce anche gli aspetti, a mio parere, positivi.

      Detto questo concludo dicendoti che 5,5 non è dunque assolutamente una stroncatura, ma effettivamente un voto per un disco secondo me non del tutto sufficiente (e chiaramente non esiste che le tue invettive mi facciano cambiare opinione in merito).
      Le differenze di gusto artistico e preferenze personali sono per me una ricchezza e una potenzialità, non un attitudine da condannare. Questo è per me il senso stesso della libertà insita nella musica…

      Saluti

      Reply (in reply to marco)
      • marco

        Pensavo mi aveste bannato il commento,e invece no,menomale. Apprezzo la tua risposta pacata ma rinnovo la mia critica alla tua recensione tutt’altro che obiettiva e articolata,secondo me non hai ascoltato il disco come si deve o forse non è il tuo genere preferito. Se ti fai un giro in rete leggerai solo elogi su TGM,secondo me già disco dell’anno (aspetto nuovo Opeth con trepidazione).Non hai sottolineato alcuna sfumatura presente nel platter eppure tutti dico tutti i brani portano in se una maestosità e una grandiosità ,nonchè alcune soluzione mai proposte prima che secondo me sconvolgono e fanno cadere la mandibola al suolo.saluti

        Reply (in reply to Alekos Capelli)

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