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Jane’s Addiction – Recensione: The Great Escape Artist

Quando si parla dei Jane’s Addiction si fa riferimento a ben 26 anni di carriera segnati da cambiamenti di line up, incontri fortunati, divorzi e reunion più o meno improvvise. Una storia complessa e fitta che si riflette nella loro musica, così limpida e, allo stesso tempo, poco accessibile.

E’ passato più di un quarto di secolo e siamo di fronte, malgrado questo lungo arco temporale, solo al loro quarto album: un lavoro sicuramente di qualità e che unisce vecchio e nuovo senza snaturare l’anima della band.

The Great Escape Artist” è un album di impatto, è un album duro e friabile e, a differenza di ciò che siamo abituati a sentire, ha bisogno di essere riascoltato più volte in modo approfondito. E’ anche un album delicato che si fa scoprire più per le sue sfumature che per i suoi bianchi e neri.

“Underground” è la prima traccia di un viaggio mistico che trova luce nella voce, sempre più matura e sperimentale, di Perry Farrell unita all’esuberanza e alla classe di un chitarrista poliedrico come Dave Navarro, che negli anni ha saputo dare vita ad un vero e proprio personaggio, nonché ad un suo stile personale e ad un modo perfettamente riconoscibile di suonare. Stephen Perkins, batterista, e Chris Chaney, bassista di tutto rispetto, completano la cerchia riempiendo con l’esuberanza dei loro strumenti una linea musicale di forte pathos.

“End To The Lies” prosegue il viaggio musicale iniziato con “Underground”. Farrell e Navarro mettono subito in risalto le loro doti e Chaney, contrariamente a ciò che si può sentire in altri gruppi, si rende protagonista con un bellissimo giro di basso che, invece di essere un normale e banale riempitivo, è a più riprese un vero e proprio protagonista indispensabile.

“Twisted Tales” interrompe un po’ la magia, in quanto sembra che al posto dei Jane’s Addiction vi siano i Duran Duran ai microfoni. La musica decisamente retrò ed anni ’80, i cori, le tastiere e la melodia in sé, si discostano decisamente dai toni sperimentali e sofisticati del resto dell’album.

Se con “Irresistible Force”, “I’ll Hit You Back” e “Twisted Tales” abbiamo assistito ad una sorta di pausa, caratterizzata da una quiete musicale quasi mistica, da “Ultimate Reason” in poi abbiamo a che fare con le sonorità più recenti dei Jane’s Addiction, quelle proprie di “Strays” (album precedente, ndr) per intenderci.

“Splash A Little Water On It” inizia a trasportarci verso la fine di questo album, lo sperimentalismo musicale raggiunge importanti apici in quanto siamo di fronte ad un insieme di pop, ambient, rock e alternative. Da non sottovalutare l’assolo di Navarro, che sembra finalmente risvegliarsi da una sorta di torpore iniziato con “Irresistible Force”.

Con “Words Right Out Of My Mouth”, il brano più di impatto, giungiamo alla fine di questo “The Great Escape Artist”.

L’album, come tutte quelli dei Jane’s Addiction, ha bisogno di essere ascoltato più volte per essere apprezzato e capito nel suo intimo. E’ un album complesso e pieno di sfaccettature che si rinnovano di ascolto in ascolto. Malgrado la poca produttività di questo gruppo, siamo comunque di fronte ad una band che con pochi lavori ha saputo influenzare tantissimo la musica al punto di essere la fonte di ispirazione di nomi di successo.

“The Great Escape Artist” è quindi un album eclettico che merita assolutamente un ascolto da parte di tutti e che, in questo 2011 ricco di uscite musicale, forse anche troppe, trova un suo posto e una sua distinzione.

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