Void Of Silence – Recensione: The Grave Of Civilization

Sono passati sei anni da “Human Antithesis”, un lungo periodo durante il quale la band romana sembra essere andata incontro a problematiche di vario genere che tuttavia non ne hanno impedito un ritorno a livelli eccelsi. “The Grave Of Civilization” ci riconsegna i Void Of Silence in forma splendida, pronti a colpire con un nuovo capolavoro di torpore e introspezione, una malefica parodia del nostro (povero) mondo e del suo lento declino.

Il quarto studio album dei capitolini è doom metal nella sua forma più rarefatta e cangiante: non c’è spazio per la luce, lo testimonia dal voce del vocalist Brooke Johnson, in arrivo dagli Axis Of Perdition (altro manipolo di geni) che lenta, letargica, quasi sofferta nei suoi toni lunghi ed eterei, si fa interprete di tracce multiforme che combinano con tutta la maestria del caso, il lento incedere del doom a sprazzi di melodia malinconia, sorretta ora dai samples, ora dai ritrovati acustici.

Il disco inizia con una intro dal sapore industrial piuttosto acre, un incipit volutamente fuorviante però, perché il resto del disco predilige sonorità più snelle, tuttavia ricercate e suadenti. Il più grande pregio di “The Grave Of Civilization” sta proprio nel suo essere quadrato ed essenziale, senza però rinunciare al garbo melodico né alla rabbia che da sempre distingue le opere di Zara e Conforti.

Un monumento sonoro imponente e severo.

Voto recensore
8
Etichetta: Code 666 / Audioglobe

Anno: 2010

Tracklist: 01.Prelude To The Death Of Hope
02.The Grave Of Civilization
03.Apt Epitaph
04.Temple Of Stagnation (D.M.F.I. MMX)
05.None Shall Mourn
06.Empty Echo
Sito Web: http://www.myspace.com/voidofsilence

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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