Ahab – Recensione: The Giant

Bentornati nel ventre del Leviatano. Il terzo album degli Ahab segue fedele le linee guida dei suoi predecessori e porta con sé l’ossessione per i mari, l’eterna lotta tra l’uomo e l’invincibile balena bianca. Al di là del discorso lirico, l’ensemble tedesco riconferma le potenzialità mostrate in occasione di “The Divinity Of Oceans” (2009) attraverso sei lunghe suites in cui è bilanciato al meglio il lato più introspettivo e melodico a quello muscolare. Fin dall’opener “Further South” capiamo quello che sarà il modus operandi del gruppo, ossia affidare il proprio immaginario a delle introduzioni di chitarre arpeggiate e melanconiche che esplodono in seguito in riff granitici ma sempre lenti come macigni, ulteriormente rafforzati dalle grunt vocals di Daniel Droste. Sono numerosi i riferimenti ai numi tutelari del genere, soprattutto i My Dying Bride del primo periodo, ma la band non ha mancato di maturare un sound piuttosto caratteristico, che amalgama le influenze raccolte. Lo vediamo soprattutto in occasione delle liquide suites “Antarctica The Polymorphess” e la titletrack “The Giant”, episodi dai quali emerge anche una vena settantiana dal sapore psichedelico, richiamata peraltro dal disegno in copertina. Una conferma gradita che soddisferà i fans del capitano del Pequod.



                
Voto recensore
7
Etichetta: Napalm Records / Audioglobe

Anno: 2012

Tracklist:

01. Further South
02. Aeons Elapse
03. Deliverance (Shouting At The Dead)
04. Antarctica The Polymorphess
05. Fathoms Deep Below
06. The Giant


Sito Web: ahabofficial.com

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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