The Ghost Inside – Recensione: Searching For Solace

Poche band hanno dovuto affrontare una tragedia come quella che è capitata ai The Ghost Inside nove anni fa. Dopo il terribile incidente autostradale del 2015, a seguito del quale Andrew Tkaczyk perse una gamba, i The Ghost Inside erano risorti dalle loro ceneri con l’omonimo album del 2020. Adesso, dopo una pausa di quattro anni, la band californiana è pronta a presentarci il suo nuovo lavoro in studio: “Searching For Solace”.

La produzione è stata affidata a Dan Braunstein (Spiritbox, Dayseeker), Cody Quistad (Wage War), Carson Slovak e Grant McFarland (August Burns Red, Bloodywood) e rappresenta il primo caso di collaborazione tra più produttori per un album dei The Ghost Inside. Per quanto riguarda i testi, le tematiche si rifanno al difficile periodo di isolazione che abbiamo vissuto qualche anno fa e si parla di “dolore, lutto e tristezza straziante che deriva dalla perdita di qualcuno vicino a te”. Infatti, il cantante Jonathan Vigil ha rivelato che la canzone “Cityscapes” è stata scritta in memoria di suo padre, scomparso durante il tour australiano della band nel 2012. Vigil racconta: “La canzone parla del giorno in cui ho perso mio padre e mi trovavo in Australia. Ricordo di aver guardato fuori dalla finestra del mio hotel lo skyline di Brisbane, appunto the cityscape, piangevo e non sapevo cosa fare. Mi sentivo così perso”. “Cityscapes” è anche il brano più introspettivo dell’album, quello in cui Vigil si prende un momento di pausa per affrontare i suoi sentimenti a cuore aperto. Il ritornello canta, in maniera straziante: “I said hello, I say goodbye and I’ll see you again in the next life. I’m trying, I’m trying for you. Dying, I’m dying for you”. Questi momenti più “accessibili” avrebbero fatto arrabbiare molto di più i fan di lunga data se fossero stati inclusi nell’album di ritorno dei The Ghost Inside, ma dato che sono passati un po’ di anni possiamo affermare che non simboleggiano sicuramente un momento di confusione artistica, ma piuttosto il fatto che la band è cresciuta e cambiata, mentre continua ad andare avanti sulla propria strada.

In ogni caso, nonostante questa perdita di Vigil e sebbene il trauma dell’incidente continui indubbiamente ad aleggiare sulla carriera dei The Ghost Inside, “Searching For Solace” non viene indebolito dal peso di quella tragedia, ma piuttosto mostra come la band ne è uscita fortificata e celebra il percorso che hanno compiuto dopo quel triste momento, al posto di rimuginare su quello che sarebbe dovuto succedere. L’apertura affidata a “Going Under” e “Death Grip” è subito interessante e con “Light Years” e “Secret”, che strizza un po’ l’occhio ai Bury Tomorrow con il suo ritornello immediatamente catchy, si aggiungono nuove sfumature alla proposta musicale dei The Ghost Inside. “Split” mischia il djent al nu metal degli Slipknot, mentre con “Wash It Away” e “Earn It” ci avviciniamo ad un metal più “radiofonico” e ai ritornelli alla Memphis May Fire.“Wrath” ci riporta subito sul metalcore tradizionale e si sente lo zampino del produttore Braunstein per i leggeri richiami a “Holy Roller” degli Spiritbox, per poi proseguire con “Reckoning”, un altro brano ben riuscito, e chiudere con “Breathless” che sigilla la fine dell’album con la malinconica frase: “If only our song could forever be sung”.

In conclusione, “Searching For Solace” non ha le pretese di essere un album particolarmente innovativo, ma nonostante questo si rivela essere molto piacevole per gli amanti del genere. Considerando che qualche anno fa i fan dei The Ghost Inside si stavano rassegnando alla fine della band, un album come questo è comunque da considerarsi una vittoria. Quello che sicuramente bisogna riconoscere ai The Ghost Inside è che “Searching For Solace” non è stato scritto per seguire le mode ed ottenere una fan base più ampia, ma anzi rimane fedele all’essenza della band e mette in mostra la loro resilienza negli ultimi anni. Se volessimo trovare un significato più profondo che lega tutte le canzoni allora direi che si potrebbe riassumere in  “le difficoltà ci rendono più forti”. Ed è questo il lascito di una band che ha visto la morte in faccia e continua a trovare nella musica una fonte di salvezza.

Etichetta: Epitaph Records

Anno: 2024

Tracklist: 01. Going Under 02. Death Grip 03. Light Years 04. Secret 05. Split 06. Wash It Away 07. Cityscapes 08. Earn It 09. Wrath 10. Reckoning 11. Breathless

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