The Gentle Storm: Live Report della data di Bologna

Arjen Lucassen è una figura di spicco nel panorama progressive metal internazionale, famoso per i suoi numerosi progetti, uno su  tutti gli Ayreon. Conosciuto per la sua scarsa propensione alle esibizioni dal vivo (l’ultima performance on stage risale a otto anni fa), ha sorpreso tutti con l’annuncio di questo tour acustico che lo vede accompagnato dalla bella Anneke Van Giersbergen nel progetto The Gentle Storm. Le tre date italiane sono state imperdibili e noi abbiamo avuto l’occasione di partecipare all’ultima, quella bolognese.

Fotografie a cura di Ivan Elmi
Testo a cura di Arianna G.

Alle 21.00 circa vengono finalmente aperti i cancelli e, terminata la lunga coda per il tesseramento obbligatorio per accedere al locale, subito parte la corsa alla prima fila. Tocca ai Rain, combo hard rock/heavy metal bolognese, fare gli onori di casa: la band non è certamente famosa per i propri pezzi acustici, ma riesce ugualmente a mantenere un certo tono anche esibendosi unplugged, cosa che hanno dovuto fare per adattarsi al mood della serata. Nel corso della scarsa mezzora messa a loro disposizione, il quartetto proporrà una setlist basata su alcuni dei loro più celebri brani, abilmente reinterpretati in versione acustica, di cui menzioniamo quelli più coinvolgenti come “Mexican Way”, tratto dall’ultima ed omonima fatica discografica e riproposta in un versione più country, “Bang Bus” (“Dad Is Dead”, 2008) e l’evergreen “Only For The Rain Crew”.Nonostante il pubblico sia ancora piuttosto statico, il quartetto, capitanato dal vocalist Amedeo Mongiorgi il quale ha offerto una performance lodevole, ha saputo intrattenerlo ed incitarlo in più di un’occasione, in particolar modo durante l’esecuzione di “A Hard Day’s Night”, famosissimo brano dei Beatles. Promossi a pieni voti, non ci resta che sperare in un prossimo appuntamento dal vivo.

Scaletta:

Whiskey On The Route 666
Mexican Way
Rain Are Us
A Hard day’s night (Beatles cover)
The Gate
Bang Bus
Bet That I Lie
Only for the rain crew

Terminato il set dedicato ai Rain, un grosso telo di velluto rosso nasconde il palcoscenico che, nell’arco di un quarto d’ora, verrà riallestito per i prossimi due ospiti della serata. Il pubblico impaziente tenta in ogni modo di sbirciare per capire cosa c’è dall’altra parte e, non appena il tendone si apre, ecco scorgere una piccola testolina dai boccoli rossi avvicinarsi al palco e imbracciare la propria chitarra. Dopo un breve e gentile saluto agli astanti, si parte con “A Beautiful One”: nonostante la cantante non sia al massimo della forma (la stessa artista ci confermerà off stage la sua “lotta” contro un’infezione alla gola), riesce a regalare un momento veramente emozionante. Applausi di rito e si prosegue con “Four Years”, uno dei brani del progetto Lorrainville di cui la stessa Anneke fa parte, il pubblico rimane in silenzio, catturato dall’artista olandese, la quale subito dopo introduce “Wicked Game”, famoso brano di Chris Isaak conosciuto ai più per la rivisitazione in chiave metal proposta dagli HIM. La performance è particolarmente apprezzata dal pubblico femminile che reagisce entusiasticamente anche quando la Van Giersbergen presenterà “Circles” e “I’m On Fire”, seguite da “Locked Away” dei Gathering e “Wish You Were Here” dei Pink Floyd. Proprio quest’ultimo brano, magicamente reinterpretato dall’artista olandese, è quello che riesce a dare brividi di emozione lungo la schiena, poiché ha mostrato il lato più ispirato della bella rossa di Sint Michielsgestel, che ancora una volta dà l’ennesima dimostrazione del suo talento e della sua versatilità. Il momento tanto atteso è giunto: terminato il primo set a lei dedicato, la bella Anneke annuncia con orgoglio la partecipazione e il coinvolgimento di Arjen Lucassen, il cui ingresso è visibilmente accolto da boati e standing ovation. Il gigante buono nederlandese abbraccia la compagna e, commosso e allo stesso tempo nervoso, imbraccia il proprio strumento, ringraziando il pubblico chiaramente euforico e manifestando i propri sentimenti, dichiarando che la causa del suo nervosismo derivava dal fatto di non aver calcato un palcoscenico per oltre otto anni. Vedere Mr Lucassen on stage è sicuramente un evento unico e raro, che difficilmente potrebbe essere replicato in futuro. Partecipare, quindi, a un concerto di questa portata è come ascoltare un racconto di una favola magica della durata di due ore. Ogni nota è magia, ogni canzone avvolge il pubblico con un calore ed una tenerezza che pochi artisti, grazie al loro talento e alla loro umanità, sanno regalare alla propria audience. “Endless Sea”, primo singolo e prima traccia di “The Diary”, primo full length della band, dà inizio al secondo set della serata, seguita a ruota da “Day Six: Childhood”, “Isis And Orisis”, “The Moment” e la tanto attesa “Comatose”, che vede il maestro partecipare attivamente all’esibizione accompagnando Anneke per tutta la durata del concerto. Durante il corso della serata, mr Lucassen si è lasciato letteralmente trasportare dalla forte emozione del momento, regalata sia dai sorrisi delle ragazze poste in prima fila, sia dalla grossa affluenza del Locomotiv, visto il sold out registrato la sera prima a Milano. Un momento di break ed ecco che i nostri annunciano l’inaspettata partecipazione di Sara Squadrani sul brano “Valley Of The Queen”: la lead singer degli Ancient Bards, chiaramente emozionata, regala un duetto di tutto rispetto. Dopo i dovuti ringraziamenti, si passa a qualcosa di più tradizionale: non appena il duo introduce la prima nota di “Mad World” dei Tears for Fears, la folla scoppia in un boato fragoroso e accompagna i due artisti cantando a squarciagola, arrivando persino a sovrastare le due chitarre acustiche. A performance conclusa, si ritorna indietro nel tempo con la tripletta composta da “Waking Dreams”, “New Horizons” e “The Garden of Emotions”: ormai il pubblico è riscaldato a dovere e non sa che, purtroppo, con la successiva “Come Back To Me” il termine della serata sia ormai alle porte. I nostri si congedano per qualche istante e, dopo una piccolissima pausa, tornano per offrire un encore considerevole. Si riparte con “Strange Machines”, che regala agli astanti una gag divertente da parte dei due protagonisti della serata, per  poi passare a “A Day In The Life” dei Beatles e alla accoppiata “The Castle Hall” / “House On Mars”, che segna la definita conclusione dello show.  In definitiva, possiamo affermare che lo show offerto dal duo non solo ha regalato momenti di pura sinergia con l’audience bolognese, ma ha saputo mostrare come sia veramente facile e spontaneo essere umili inalterando la propria persona in un ambiente ormai abitato da uno sfacciato divismo. Vedere due artisti di altissima caratura interagire con il proprio pubblico e mostrarsi così umani persino nella concessione della classica fotoricordo non solo scalda il cuore, ma riaccende le speranze. L’alta prestazione fornita dai due musicisti olandesi passerà sicuramente alla storia e in attesa di un prossimo appuntamento dal vivo, a noi non resta che incrociare le dita e mantenere vivo il ricordo di una serata veramente memorabile.

Scaletta:

Beautiful One
4 Years
Wicked Game
Circles
I’m on Fire (Bruce Springsteen cover)
Locked Away
Wish You Were Here (Pink Floyd cover)
Endless Sea
Day Six: Childhood
Isis and Osiris
The Moment
Comatose
Valley of the Queens (feat Sara Squadrani from Ancient Bards)
Mad World
Waking Dreams
New Horizons
The Garden of Emotions
Come Back To Me / Mrs. Robinson
Strange Machines
A Day in the Life
The Castle Hall
My House on Mars

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