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Zao – Recensione: The Funeral Of God

Il ritorno della band era più che mai atteso tra gli amanti del metal-core di vecchia scuola, anche per una verifica dello stato di salute di un gruppo colpito da un cambio di line-up importante come la fuoriuscita del batterista e leader della band Jesse Smith. Solidi come la loro fede religiosa gli Zao non si sono arresi alle circostanze e ‘The Funeral Of God’ è un altro splendido lavoro in bilico tra l’asprezza del metal estremo (pensiamo soprattutto alle vocals ‘Carcass-oriented’ di Dan Weyandt) e la componente più modernista del post-core. Se non li avete mai ascoltati è però impossibile farvi intuire il modo unico in cui riescono a miscelare il metal più classico, le sonorità a volte doom-decadenti (‘The Lesser Lights Of Heaven’) e le dissonanze dell’hardcore con un gusto per la melodia che riesce a sfiorare l’emo-core – impressionante a proposito ‘In Time Gone Past’, uno dei momenti migliori dell’intero lavoro. In proporzione questa nuova uscita ci presenta il lato più cupo e metallico degli Zao, con atmosfere plumbee e un assalto sonoro che quando si mette in moto non disdegna ritmiche thrash-death come in ‘Praise The War Machine’. In un tale contesto i rari ritornelli melodici (ad esempio in ‘Truly, Truly, This Is The End) si caratterizzano di una espressività maggiorata dall’assoluta mancanza di un contesto congeniale. La varietà emozionale ha del sorprendente, uscendo completamente dal concetto di appartenenza stilistica per preoccuparsi solo di esprimere nel modo migliore l’angoscia che pervade il connubio musica/liriche. Come non rimanere esterrefatti davanti a ‘Psalm Of The City Of The Dead’? Una chiusura gotica ricca di atmosfera che non sfigurerebbe in un disco degli Anathema. Un’opera impressionante. Una band fondamentale.

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